teatro

Verona, 6 gennaio 1732

di Marco Zanoni

TREDICI ANNI conditi da ritardi e complicazioni. Un’attesa così lunga non l’ho mai provata prima: è stato un lento e continuo logorio. Oggi però è il gran giorno, finalmente ci siamo! Il Teatro verrà inaugurato e il programma è davvero eccezionale. Nà barca de schèi, el Marchese lè mato! Adoro i miei concittadini, con una frase hanno riassunto benissimo il mio impegno per la riuscita di quest’impresa. Ho sborsato ventimila ducati, cifra ragguardevole per la mia epoca. So però di averli spesi bene, su quel palco stasera salirà Antonio Vivaldi (quello delle Quattro Stagioni, avete presente?) che musicherà il mio libretto, la Fida Ninfa, opera che è giunta fino a voi, abitanti del Ventunesimo secolo.

LA PLATEA è gremita mentre all’esterno si affrettano le ultime carrozze traboccanti di dame e galantuomini. Un’esibizione meravigliosa che attira i popolani, attenti osservatori in crocchi ciarlanti tutt’intorno. Perché non c’è nulla che possa fermare lo spettacolo! Non i bivacchi delle truppe tedesche ai confini della Repubblica e nemmeno la predica infuocata contro l’apertura del Teatro di padre Concina dal pulpito di Sant’Anastasia. Il momento è arrivato e dalla platea parte un lungo e fragoroso applauso: Vivaldi è entrato in scena e le prime note dei suoi tre Atti si diffondono, salendo fino ai palchi sovrapposti che adornano il Teatro dell’Accademia. Il Filarmonico (come lo chiamate voi oggi) è un pezzo di storia di questa città, qui lo stupore e la gioia sono di casa. È un luogo simbolo che vi abbiamo tramandato, un Teatro che racconta la storia della nostra città, proprio come fate voi di Pantheon che avete raggiunto un traguardo importante. Dieci anni che ne varranno almeno altri cento: perché raccontare la storia di Verona, è il mestiere più bello del mondo.

Con affetto,

Marchese, Scipione Francesco Maffei