Ponte Pietra
Ponte Pietra

«Eco finestre a sbàtarse e tra i fumi
del sono roto dal presentimento,
par ogni buso o casa o apartamento
te comparisse e scomparisse i lumi!

Maria Santa! — Tra un rosso de barlumi
da «Sotoriva» scapa un bastimento,
l’infila el ponte el se ghe insuca drento,
el fa ’na scapriola e el va in frantumi!

Mama, che bota! Póro Ponte Novo,
che te guardavi sempre le piture
del palasso Da Lisca coi putini…!
»

– Sogno dell’Aqua Grossa di Berto Barbarani

L’Adige e Verona sono legati indissolubilmente. Da sempre, il fiume che nasce a Passo Resia, è compagno di vita dei veronesi e quel suo scorrere lungo i Muraglioni della città lo rende testimone di epoche passate. Come quando nell’89 a.C., i romani forti delle loro capacità ingegneristiche, spostarono l’allora colonia latina all’interno dell’ansa del fiume permettendole di svilupparsi lungo la pianura.

Lungadige San Giorgio
Lungadige San Giorgio

Verona, grazie al suo grande fiume, ha potuto svilupparsi economicamente, diventando un centro molto importante dal punto di vista commerciale. La navigazione dei burchi trentini, per esempio, permetteva il commercio con i paesi e le nazioni a nord della nostra città e, lungo le sponde dell’Adige, quattrocento mulini collegati alla riva con dei ponticelli, cantieri navali, magazzini e industrie artigianali rendevano fiorente la nostra cittadina.

Venne poi il settembre del 1882 e l’Adige scatenò la sua furia su Verona. Numerosi furono i danni e le cronache dell’epoca riportarono con grande enfasi l’incidente del Ponte Nuovo (ripreso anche dal Barbarani in una delle sue celebri poesie). Enorme fu lo sconcerto nella Penisola, e anche Re Umberto I partecipò alla ricostruzione di Verona donando centomila lire (i danni complessivi ammontavano a tre milioni di lire). Dopo l’alluvione nacquero i muraglioni e sparirono quelle isole che fino ad allora popolavano il corso del fiume. Costruzioni che resero più sicura la nostra città e sui quali oggi i veronesi possono passeggiare in compagnia del loro amato Adige.

Articolo precedenteLa voce della periferia, torna Grenze Arsenali Festival
Articolo successivoUn salto nella rete di salvaguardia