metodo Montessori

Maria Montessori, neuropsichiatra infantile e scienziata italiana, ideatrice del metodo educativo che porta il suo nome, nacque il 31 agosto del 1870. Esattamente 152 anni dopo, a Verona, viene inaugurata “Le Coccinelle”, la prima scuola dell’infanzia comunale di Verona certificata a metodo Montessori, all’interno della scuola primaria Abramo Massalongo dell’Istituto Comprensivo 18 Veronetta-Porto.

Il progetto nasce nell’ormai lontano 2016 e vede al centro un Istituto Comprensivo che stava perdendo iscrizioni e rischiava di dover chiudere un plesso fondamentale, quello sito in via Massalongo, per ovviare a un problema di segregazione scolastica. «Ricordo quando la dirigente dell’epoca, Sara Agostini, ci chiese spunti per rilanciare la scuola – racconta Teresa Zaccaria, docente di scuola dell’infanzia presso l’I.C. 18 -. Proposi un’idea sulla quale riflettevo da tempo, ovvero quella di dare vita ad una scuola Montessori».

L’interesse è da subito altissimo, ma il percorso di formazione dei docenti e l’adattamento delle aule che si prospetta è lungo ed economicamente impegnativo. La scuola si rivolge così all’associazione Montessori Verona, nata nel 2006 per difendere dalla chiusura la scuola Orti di Spagna, l’unica esperienza di scuola dell’infanzia a stampo montessoriano presente a Verona dal ‘57, per il supporto scientifico. Grazie al sostegno di Fondazione San Zeno, 60 insegnanti tra infanzia e primaria intraprendono un lungo percorso di formazione (550 ore) interrotto a più riprese anche dalla pandemia, per dare vita ad un gruppo di professionisti formati secondo il metodo Montessori che mancava a Verona dagli anni ‘60. «Per lungo tempo –  racconta Isabella Sciarretta, presidente dell’Associazione Montessori Verona – il metodo Montessori si riteneva un approccio consegnato alla storia della pedagogia, poco attrattivo. Negli anni il personaggio è stato riscoperto e l’interesse aumentato. Oggi è sinonimo di un approccio di qualità da parte della scuola, una garanzia di un’attenzione al bambino».

Parte da lì l’intenzione di voler certificare la scuola, obiettivo raggiunto lo scorso 31 agosto, un passaggio formale vincolante rispetto alla natura della formazione degli insegnanti. La volontà, nell’I.C, 18, è di poter presto certificare anche la scuola primaria, consapevoli che il metodo Montessori, con il suo mettere al centro il bambino e la crescita della sua autonomia individuale, sia quanto mai attuale. «Uno dei cardini della pedagogia montessoriana – spiega Sciarretta – è la possibilità della libera scelta. Il bambino si muove liberamente per la classe, dove non ci sono banchi ma zone tematiche di apprendimento che vanno dal linguaggio alla chimica, dalla letto-scrittura alla matematica. Il bambino può così approfondire l’attività nell’angolo di classe che in quel momento risponde al suo bisogno interiore di crescita cognitiva, nel momento in cui dentro di lui nasce l’interesse per quella curiosità. I materiali Montessori sono lì per permettergli di organizzare quell’esperienza, rendendola più solida a livello cognitivo. Se, ad esempio, il bambino vuole fare esperienza del fatto che gli oggetti hanno pesi diversi a seconda delle misure, troverà un materiale che gli fa vedere e fa sentire e fa vivere l’esperienza».

Niente banchi ma grandi tavoli di lavoro, pareti corredate da materiali che abbracciano le sfere del sapere. A cambiare è anche la figura, e la posizione, dell’insegnante: non più al centro, come adulto che trasferisce informazioni, ma a disposizione in un angolo della classe per le domande dei bambini. «Il docente prepara dei materiali e delle attività – racconta Zaccaria – strutturate in modo tale da essere auto-correttive e partendo sempre dalle curiosità e dalle domande del bambino. Il materiale, che diminuisce con l’aumentare dell’età, è fondamentale nei primi anni per permettere ai bambini di passare dal piano concreto all’astrazione, creando un pensiero attraverso la manipolazione».

È con lo stesso procedimento che i bambini imparano a leggere e scrivere. «Si parte dal toccare le lettere corsive smerigliate, seguendone le linee, in modo tale che il bambino interiorizzi il movimento di scrittura delle lettere senza però scrivere. Piano piano il bambino mette insieme e combina le tessere delle lettere per formare delle parole, associandole a oggetti concreti, senza ancora usare carta e penna. Una volta fatto tutto questo lavoro, che prevede anche un allenamento del braccio e della mano, l’insegnante mostra come si scrive» spiega Zaccaria. Un percorso graduale, spontaneo e senza forzature, che rispetta i tempi del bambino ma che allo stesso educa alla scrittura già alla scuola dell’infanzia. Non si pensi che l’esperienza finisca con il passaggio alla scuola secondaria: Montessori aveva previsto una scuola che seguisse il suo metodo addirittura fino al liceo, seppur con una visione un po’ diversa da quella che si può attuare oggi in Italia col sistema scolastico vigente. «Si tratta di un tipo di fare scuola che si avvicina molto a quello che alcuni professori attuano già: cooperazione, ricerca, apprendimento diretto dal territorio con esperienze pratiche concrete» conclude Sciarretta. Una scuola di tutti e per tutti, nella quale incoraggiare lo scambio di conoscenze e l’aiuto reciproco senza prescindere dalla qualità della formazione. Aiutami a fare da me è, in fondo, un approccio alla vita.

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