Un paese che deve all’agricoltura il suo sviluppo e al turismo l’uscita dalla crisi. Un’attenta organizzazione delle risorse turistiche condivisa con l’agronomia sta consentendo un nuovo percorso. Non vi è conflitto tra i «ricchi» prodotti della terra e la varietà, la bellezza e il fascino del paesaggio.

Il grande sviluppo in Argentina risale alla seconda metà dell’Ottocento, quando il governo decise di incentivare l’immigrazione europea per «lavorare il terreno, potenziare l’industria o insegnare le arti e le scienze», favorendo la libertà e la cultura. Quindi «un milione di cittadini europei (100mila l’anno per 10 anni) avrebbero insegnato a lavorare, a sfruttare nuove ricchezze e arricchito il Paese», scrissero i promotori della Costituzione del 1853. Ai coloni, che iniziarono a coltivare la terra nelle steppe, furono offerte notevoli agevolazioni, ma il percorso di democratizzazione è stato lungo e difficile.

Nelle pampas sorsero così le grandi fattorie estancias, con gli allevamenti di animali e pecore: quest’umile ovino contribuì a far si che l’Argentina diventasse uno dei maggiori esportatori di lana, oltre che di carne. Ancora oggi il piatto tipico nazionale è l’asado, l’agnello, componente base della grigliata: quella della migliore tradizione contadina arriva fumante, tuttora, sulle grandi tavolate dei turisti, sia in città che nei villaggi, dove le fattorie sono parte del turismo. I commercianti inglesi si insediarono nelle città e a Buenos Aires. Una città in cui il modello europeo è tuttora molto evidente: il 40% della popolazione totale (che è di 40 milioni) è di origine italiana.

Con grande soddisfazione nella più grande libreria di Buenos Aires, ricavata in un bellissimo teatro dismesso, abbiamo visto accanto ai libri dei grandi personaggi europei “Intervista con la storia” di Oriana Fallaci. Poi i parchi e i grandissimi alberi dei quartieri Recoleta e Palermo, nonché i viali (Avenida 9 luglio ha 16 corsie ed ha una larghezza di oltre 140 metri) dai marciapiedi davvero malridotti, però ingentiliti dai fiori degli alberi giacaranta (a novembre lì è primavera) ci riportano ad una città cosmopolita, con lo stadio Boca e il Caminito (patria del tango) che la rendono unica. Nella frequentatissima cattedrale, dalla facciata austera su Plaza de Mayo, si venera tuttora la Madonna Bonaria, protettrice degli immigranti. La Casa Rosada (sede del governo) sembra fuori dal contesto, pur affacciandosi su Plaza de Mayo, vero cuore pulsante della città e sede di tutte le iniziative civili e politiche.

Tuttavia è la Patagonia ad esercitare un fascino particolare sulla nostra comitiva, sebbene di “culturale”, nel senso tradizionale del termine, non abbia nulla da offrire, la varietà e vastità dei suoi paesaggi ha il potere di incantare tutti. A favorire questa empatia fra visitatori e natura sono le guide (le nostre tutte di origini italiane) con la loro passione e preparazione. L’Università le specializza in botanica, zoologia, storia, geologia, geografia e comunicazione.

Tra gli scopritori della Patagonia citiamo Francisco Pascasio Moreno (Buenos Aires 1852 – 1919) di madre inglese e fin da bambino amante della natura. Scienziato e instancabile viaggiatore, Moreno trascorse gran parte della sua vita nell’entroterra di questa vasta area, cogliendone le potenzialità per «l’insediamento umano e per lo sviluppo nazionale», tanto che divenne il portavoce della Patagonia. Risolse tra l’altro il conflitto per i confini con il Cile (1902) e sostenne i parchi, tanto da regalare alla Nazione, oltre alla sua collezione di fossili, «tre leghe quadrate di terra selvaggia». Anche se il primo parco in Patagonia venne istituito nel 1934 (oggi sono ben undici), per il suo impegno venne insignito del titolo onorifico di “Perito” che significa “esperto”.

Al suo nome, in particolare, è legato il Parco Nazionale Los Glaciares (su un’area di 220km2) con il Perito Moreno (a 21km da El Calafate), diventato una delle maggiori attrazioni dell’Argentina.  Una muraglia di ghiaccio alta 80 metri e lunga 3km, che chiude il Lago Argentino (1650km2), ci appare improvvisa. Con il battello arriviamo a pochi metri, ammiriamo i suoi colori, però ad  emozionare maggiormente è la passeggiata sulla passerella (5km), con le sue terrazze adornate di piante di Notros (fiori rossi), ascoltando i crack dei lastroni di ghiaccio che precipitano. Il Perito Moreno è uno dei pochi ghiacciai a mantenersi in equilibrio (nonostante i cambiamenti climatici), perché mentre masse di ghiaccio cadono, dall’altro lato aumenta grazie alle nevi di Cerro (ovvero “monte”) Fitz Roy (3405 metri) e di Cerro Torre (3128 metri) denominati “Guardie del Vento”, vette ambite da esperti alpinisti internazionali che sfidano la grande forza del vento. Vento che in Patagonia viene utilizzato anche per molti altri sport (estremi).

Anche Ushuaia, la Terra del Fuoco, con le sue correnti fredde provenienti dall’Antartide, è il regno degli sportivi: vette di 1000-1500 metro offrono una splendida visione sulla città e sul Canale Beagle. È la città più ricca, dopo Buenos Aires, lo si è capito in Avenida Sant Martin, con i molti negozi di moderni capi di abbigliamento sportivo e i ristoranti (pieni). Nel Parque Nacional Tierra del Fuego, sui sentieri attrezzati, scopriamo una foresta ricca di lenga (una specie di faggio), le isole de “la fine del mondo” e le strutture turistiche: ostelli, bar, ristoranti (tutti in legno).

Lo stesso modello lo abbiamo trovato a Nord dell’Argentina, ad Iguazù, con  le cascate che offrono un altro straordinario spettacolo naturale. Questo Parco Nazionale copre un’area di 550km2, mentre le cascate hanno un fronte di 3km e 275 cadute d’acqua. Sono raggiungibili con un trenino, su sentieri e passerelle che portano alla Gola del Diavolo e al Salto San Martin, la cui scena si presenta semplicemente stupenda: una massa d’acqua gigantesca, precipitando (violento anche il rumore) crea nuvole di vapore acqueo indescrivibili. Rientra nel pacchetto anche l’attraversamento su gommone dell’Isola Grande di San Martin con passaggio sotto la cascata: l’onda fortissima dà ai turisti un senso di liberazione. Le stesse cascate, in terra  brasiliana, sono più dolci e altrettanto ben attrezzate, tanto che alla fine del percorso, a un paio di metri dalla caduta dell’acqua, un ascensore ci riporta nel «Centro visitatori» fornito di tutti i comfort.

In Argentina e in Patagonia turisti di tutto il mondo, anche se con la crisi sono calati (specie dopo il crack del 2001), incrementano l’economia, grazie all’efficiente organizzazione turistica.