Villa Balladoro

È una delle più belle ville della bassa Valpantena tanto che, durante la Seconda Guerra Mondiale, venne requisita dai tedeschi e che ancora oggi presidia ciò che rimane del centro agricolo chiamato, in epoca romana, “il granaio di Verona”. Dimora che nel 1320 pare appartenesse agli Scaligeri e venne ampliata e trasformata dai Balladoro (1675-1951). Nel 1951 passò al Barone Pietro Malfatti.

di Alessandra Scolari

Tra le tante persone che passeggiano nell’oasi di Campagnola a Novaglie, ci siamo anche noi incantati dallo stupendo scenario di Villa Balladoro-Malfatti, incastonata nella collina. Gli studiosi fanno risalire la parte più antica al Cinquecento. Oggi la struttura comprende la casa padronale, quelle di servizio, la chiesetta barocca (1694) dedicata a San Giovanni, il Castelletto, il giardino e il  boschetto sul retro, costruiti dai Balladoro, che investirono i loro capitali in fondi  agricoli «capaci di offrire ricchezza ai proprietari e vigore all’economia cittadina». Possiamo solo immaginare la vita e le feste nelle numerose stanze e nel giardino, anche perché la villa è inaccessibile.

«Nella prima metà del XIX secolo in questi terreni venne alla luce un sepolcreto romano, che restituì un elegante ossuario di marmo greco», ha scritto il geografo Eugenio Turri, anch’egli affascinato dall’imponente scenografia di questa Villa che «rende la Valpantena un elegante miscuglio di venti e influssi». Il Castelletto neomedioevale (1853), sulla sinistra, ispira storie inesplorate, così come le inferriate sporgenti delle finestre al primo terra (del tardo Settecento) fanno pensare al desiderio di ripararsi dalle leggendarie «anguane», esseri mitici (benevoli o malevoli) che la notte potevano scendere dalla sorgente «Franzago», detta delle «Strie» o dai briganti che scorrazzavano in Valpantena.

Villa Balladoro, durante la Seconda Guerra Mondiale, venne occupata dai tedeschi che probabilmente la predarono. Gli anziani di Novaglie ricordano: «frequentavano i negozi, le corti agricole e prendevano cibi pregiati, vino e olio». Nel 1963 in contrada Gazzolo è stato girato il film “Il processo di Verona” con la regia di Carlo Lizzani e dalle immagini (tutte esterne), se ne desume che in questa bella location alloggiava il comando tedesco.

Per sintetizzare la storia di questa Villa ci siamo avvalsi della corposa tesi di Marco Guglielmi,  secondo il quale la proprietà di contrada Gazzolo, nella seconda metà del Trecento, pare fosse degli Scaligeri e cita l’atto (datato 1379) di cessione «dei diritti di uso dell’acqua in loco ai nuovi fruitori, di cui non si dà però il nome». I Della Scala, tra l’altro, avevano molte possessioni in Valpantena. Secondo la ricerca di Gugliemi, i primi dati certi risalgono al 1540, quando questi beni entrarono nella dote di Giovanni figlio del notaio Girolamo Piacentini che sposò Cassandra Castellanis. Seguirono una serie di passaggi: da Massimilla Piacentini moglie di Benedetto Venier, a Bartolomeo Mazzoleni (1606), il quale per saldare i debiti (1623) la cedette a Federico Overoltz, che a sua volta (1638) subì il pignoramento di tutti i suoi beni. La proprietà di Gazzolo venne acquistata da Annibale Ricca, ma i suoi figli la cedettero (1675) a Giovanni Battista Balladoro di Santa Maria alla Fratta, per 12.200 ducati: comprendeva 85 campi, la casa padronale, quella del gastaldo, dei contadini, il diritto dell’acqua  e  il banco della chiesa di Novaglie.

La famiglia Balladoro mercanti di lana, tessuti e poi seta, con Giovanni Battista, cominciò la scalata sociale. Giovanbattista con lungimiranza vide in questa proprietà un grande investimento: rendite sicure, una dimora spettacolare e prestigio. In mezzo secolo i Balladoro, da affittuari (alla  Beverara) passarono a proprietari di molte case in città (in primis la loro abitazione), delle proprietà di contrada Gazol, a Povegliano, Bussolengo e Lago di Garda ed entrarono nella nobiltà. Il Senato Veneto nel 1780 li nominò «Conti Balladoro», titolo nobiliare confermato dall’imperatore d’Austria (1846).

Giovanni Battista creò per i Balladoro un impero, mentre il conte Arrigo Antonio Maria (1872/1927) era il letterato di famiglia. Folklorista, studioso delle tradizioni popolari, dei siti preistorici e dell’etnografia viaggiò molto per conoscere i popoli di altri Paesi (nord America, Siria, Palestina ed Eritrea) e divenne membro di importanti società culturali veronesi. Le sue moltissime opere (novelle, ballate, bibliografie e proverbi in dialetto) sono conservate nella biblioteca “Arrigo Balladoro” del museo di Povegliano.

La famiglia Balladoro rimase proprietaria della villa di contrada Gazzolo fino alla morte di Amalia, ultima discendente (1951). In quell’anno passò, per eredità, al Barone Pietro Malfatti, famiglia che a tutt’oggi ne detiene la proprietà. Alcuni beni del complesso originale, in tempi recenti, sono stati venduti, ma resta, circondata dalle mura, il complesso della grande Villa.

Contrada Gazzolo con i Balladoro (circa 300 anni) visse il suo massimo splendore e fu di incentivo alle «famiglie aristocratiche veronesi ad impiegare i capitali in  proprietà fondiaria, modificando anche il paesaggio agrario veronese».

banner-gif
Articolo precedenteMaria Fioroni e la pedagogia patriottica tra Otto e Novecento
Articolo successivoRecensione libro: G.E.K.A. Il mondo dietro gli occhi chiusi.