Spaventa un po’ tutti, non neghiamolo. Ma l’alternanza scuola-lavoro, resa obbligatoria per il triennio delle superiori dalla legge 107/2015, potrebbe ridurre la distanza tra istruzione e realtà lavorativa. Orientamento, alleanza generazionale e formazione di competenze che per non rimanere solo parole chiedono alleanza con il mondo dell’impresa.

Niente campanelle, ma pause caffè. Riunioni, al posto delle interrogazioni. Report temuti quanto o più delle verifiche. Il mondo del lavoro ha un alfabeto diverso da quello che si impara tra i banchi che, in fin dei conti, al netto della fatica, sono pure confortevoli. La legge 107/2015, anche detta “Buona Scuola“, non fa sconti e ha reso obbligatorio il modello duale per il triennio delle scuole superiori. Un ponte tra il mondo dell’istruzione e quello del lavoro, forse, necessario per un Paese che conta il 46% di disoccupazione giovanile e che ha visto coinvolti dall’arrivo della legge ben 652 mila studenti (+139% rispetto all’anno scolastico 2014/15). Questi, almeno, i dati nazionali resi noti dal ministro Stefania Giannini, il 18 ottobre scorso, in merito al primo anno di obbligatorietà dell’alternanza scuola-lavoro che gode, per questo capitolo, di un stanziamento annuo di 100 milioni.

La risposta dell’universo aziendale non si è fatta attendere. Saranno, infatti, 27mila i posti per studenti messi a disposizione per questo anno scolastico da grandi imprese come Accenture, Bosch, Consiglio Nazionale Forense, Coop, Dallara, Eni, Fondo Ambiente Italiano, Fca, General Electric, Hpe, Ibm, Intesa Sanpaolo, Loccioni, McDonald’s, Poste Italiane e Zara. Coinvolgere 16 grandi realtà – aziende, ordini professionali e Terzo settore: questo il programma che porta il nome – ancora tutto da meritare – di  “I Campioni dell’Alternanza” e che, lanciato dal governo, promette un numero significativo di ragazzi “impegnati”, esperienze formative/informative di notevole spessore e percorsi innovativi.  L’ampliamento delle tipologie delle strutture ospitanti (non solo imprese, quindi) e l’obbligatorietà prevista per tutti gli indirizzi – istituti tecnici, professionali e licei – è un vero e proprio unicum rispetto al resto dell’Europa, che predica da tempo il modello duale.

L’alternanza è scuola a tutti gli effetti, dice il Ministero. E deve, quindi, essere fatta e fatta bene. Non mancano, in questo senso, i nodi da sciogliere come ha sottolineato l’indagine promossa da Cgil, Flc Cgil e Rete degli Studenti Medi e realizzata dalla Fondazione Di Vittorio che mostra come i risultati presentati dal Miur non possano ancora dirsi omogenei tra nord e sud, e soddisfacenti a livello formativo visto che il 10% dei ragazzi ha preso parte solo ad attività propedeutiche.

E la nostra regione? Nel solo anno scolastico 2017/2018 si stima che saranno 118mila gli studenti in Veneto che utilizzeranno lo strumento didattico che prevede 400 ore obbligatorie nell’ultimo triennio degli istituti tecnici e 200  per quello dei licei. Numeri che, non si può negarlo, interrogano anche il mondo dell’impresa veneta e scaligera. «Non si tratta di una formula di stage o tirocinio ma di metodologia didattica a tutti gli effetti» ha chiarito Laura Parenti, referente provinciale delle attività ASL presso l’Ufficio Scolastico di Verona, durante la tavola rotonda “Alternanza scuola-lavoro: quali opportunità per le aziende veronesi?”, organizzata da Verona Network, il 21 ottobre scorso presso la sede dell’Ordine degli Ingegneri di Verona.

Secondo i dati ufficiali nazionali, in questo primo anno, le imprese sono state in testa nella disponibilità a impiegare gli studenti (36,1% dei casi) e, stando al Registro Nazionale dell’ASL, portale che permette di individuare le posizioni aperte in alternanza, sono 500 le organizzazioni iscritte che offrono in totale 7.000 “posti”.  Un capitolo tutto ancora da scrivere, ma l’agevolazione prevista dalla legge di bilancio che opera sotto forma di sgravio contributivo per le aziende che abbiano percorsi di alternanza attivi, potrebbe disegnare quel trampolino verso il mondo del lavoro – tanto auspicato dalla riforma – che nasconde possibilità anche per l’imprenditoria italiana e veronese.

Il convegno

 

L’associazione scaligera Verona Network, lo scorso 21 ottobre, si è fatta promotrice di una tavola rotonda che ha scandagliato la novità più discussa della “Buona Scuola”. ll focus, Alternanza scuola-lavoro: quali opportunità per le aziende veronesi?,  è stata l’occasione per riunire gli attori principali – almeno sul suolo scaligero – e riflettere insieme su una riforma che offre grandi opportunità, ma che nella sua fase applicativa presenta ancora dei punti critici.  L’incontro, che si è tenuto presso la sede dell’Ordine degli Ingegneri, ha visto la partecipazione di Laura Parenti, referente provinciale delle attività ASL presso l’Ufficio Scolastico di Verona, Massimo Castellani, segretario provinciale CISL di Verona, Pietro Scola, dirigente area anagrafica della CCIAA di Verona, Stefano Pachera, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Verona, Mauro Pavoni, preside scuola secondaria di secondo grado Istituto Seghetti, Carlo Reggiani, consigliere Ordine degli Ingegneri di Verona.

Guarda le video interviste ai relatori del convegno

Laura Parenti, referente provinciale delle attività ASL presso l’Ufficio Scolastico di Verona

«ASL si struttura come una prosecuzione del lavoro fatto a scuola in ambito lavorativo: per questo è uno strumento molto positivo per i ragazzi, con una forte valenza orientativa e pensato come un metodo didattico per lo sviluppo di competenze».

Pietro Scola, dirigente area anagrafica della CCIAA di Verona

«Uno strumento utile a ridurre in maniera “pratica” il gap tra scuola e lavoro è il portale delle imprese messo online dal Registro Nazionale per l’ASL, sviluppato da Unioncamere e collegato al Registro delle Imprese, di cui fa parte anche la CCIAA di Verona e a cui possono iscriversi gratuitamente le aziende. Nel dicembre del 2015 abbiamo firmato un protocollo d’intesa con l’ufficio della dirigenza scolastica provinciale, con cui ci siamo impegnati a collaborare con diversi soggetti per rendere concrete l’attuazione dell’alternanza scuola-lavoro.»

Massimo Castellani, segretario provinciale CISL di Verona

«Il problema è la volontarietà delle aziende che possono scegliere se ospitare o meno studenti per l’attività formativa. Servono incentivi in questo senso, per rendere attrattiva l’ASL, senza fare affidamento solamente alla sensibilità sociale o allo spirito solidale di qualche imprenditore più illuminato.»

La riforma negli Istututi. La parola ai dirigenti

Mauro Pavoni, dirigente scolastico scuola secondaria di secondo grado Istituto Seghetti

«L’alternanza è scuola. Dal punto di vista dell’azione didattica, bisogna far capire agli insegnati che  è un momento formativo. Il periodo di assenza dalla classe deve essere vissuto come un prolungamento a tutti gli effetti dell’attività scolastica. Per il bene dei ragazzi è necessario abbattere il muro ideologico che separa la scuola dal lavoro.»

Anna Capasso, dirigente scolastico scuola secondaria di secondo grado Liceo Messedaglia

«L’Asl è una sfida notevole, soprattutto per quelle scuole che hanno come sbocco naturale l’università,  come i licei. All’inizio, la riforma è stata percepita come una sorta di carico aggiuntivo all’impegno scolastico, sia per gli studenti che per i genitori. È chiaro, però, che sia un’ottima opportunità, non solo per il raccordo con il mondo del lavoro, quanto per la messa in gioco sul campo delle competenze. L’alternanza obbligatoria è una “partita grossa” che delinea una dinamica di insegnamento e apprendimento reciproco: uno scambio bidirezionale.»

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H-ack school, a lezione (stavolta) ci va la scuola

Nasce negli Usa, si chiama hackathon ed è una sorta di maratona a base di tecnologia e innovazione. L’anno scorso, il Miur ha preso in prestito il format americano e l’ha declinato in una sfida didattica, per cercare di colmare l’abisso che separa la scuola di ieri con quella che potrebbe diventare domani. L’H-ack school, inaugurata nel marzo 2015 a Milano, ideata dal Ministero dell’Istruzione con la collaborazione di H-Farm e Meta Group ha coinvolto 29 istituti, 64 team, 110 professori nella progettazione di diverse soluzioni volte a favorire la digitalizzazione didattica nelle scuole. Il primo esperimento della penisola ha prodotto una rosa variegata di idee come una web app che traduce in voti le attitudini, una card con tecnologie Nfc che mette insieme e dà visibilità ai talenti extracurriculari e pure un sito che è già un programma “Impara e lavora”. Un progetto che fa germogliare l’idea che vede la scuola come comunità di apprendimento dove ad imparare sono tutti: personale e alunni, in una logica di contaminazione propositiva.

Bonus cultura, in sintesi

Le competenze non si ricevono in dote. Si devono cercare e acquisire e, a volte, si fanno trovare anche in luoghi “inaspettati”. Il Bonus cultura di 500 euro del quale tutti i ragazzi del 1998 potranno usufruire fino al 31 dicembre 2017 , apre svariate possibilità. I diciottenni possono registrarsi al sito www.18app.italia.it e richiedere un buono da 500 euro da spendere a scopi culturali. Dopo essersi iscritti al Sistema pubblico di identità digitale (SPID) , i giovani studenti potranno scaricare e accedere all’app “18app” e ricevere buoni per biglietti del cinema e di concerti, libri e ingressi ai musei. Secondo il governo l’iniziativa riguarderà circa 550mila ragazzi che compiono o hanno compiuto 18 anni nel 2016.