C’è un’officina nel Borgo e la cosa più incredibile è che c’è un giovane che la porta avanti. Tommy La Cameradaria è il suo soprannome perfetto.

di Marco Zanoni

C’è una Graziella bianca da riparare e non è una bici qualunque. Non è solo per le sue dimensioni, una versione piccola, per bambini. Questa è una bicicletta d’altri tempi: riesumata da una cantina polverosa non vale che qualche euro dal ferrovecchio ma alimenta invece ricordi di tempi passati e apre praterie sentimentali in quel nonno che la vuole regalare alla nipote. C’era una bici, una Taunus in alluminio dal peso specifico terrificante e dalla meccanica perfetta. Uscita dalle fabbriche nel 1920 quando la storia moderna doveva ancora essere scritta. In un cassetto poi si può trovare un perno della Bianchi. Sopra incisa c’è una data: 1942, in quei tempi l’azienda costruiva arnesi bellici per la difesa dalla Patria natia.

C’è un’officina nel Borgo e la cosa più incredibile è che c’è un giovane che la porta avanti. Un lavoro che sa di un tempo passato, dieci metri quadri di brugole, morchia, camere d’aria e fili dei freni da cambiare. È un’officina che rappresenta un solido baluardo contro il consumismo più smodato perché qui non siamo in un discount di biciclette. È qui che troverete Tommaso o meglio Tommy La Cameradaria: un soprannome che calza a pennello, quasi quanto lo era Zigogol o Henry “Hi Fly” Willams.

È qui che i fanalini si cambiano al ritmo del più tipico smoccolare veronese, è qui dove si trovano poetiche come“…l’olio e il martello sono i più antichi maestri dell’officina e la meccanica le so mojer del meccanico…”. Solo nell’Officina potrete trovare una Graziella bianca che frena con il contropedale, emblema del nostro modo di muoverci, di spostarci e che ha radici profonde.
Perché fanno parte di noi.
C’è un Officina nel Borgo ed è come se fosse sempre stata lì.
Da sempre.

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