Il fine settimana a casa ammalati è un grande classico, magari anche l’unico weekend della stagione, in cui avevate deciso di andare in montagna “per respirare bene” e di non stipulare, per scaramanzia, la polizza di annullamento viaggio.

L’Auto era già pronta, da giorni avevate incastrato nel baule, stile tetris: due passeggini, due parapioggia, i sacchi nanna, lo zaino da montagna, la tuta da sci, gli scarponcini, i dopo sci, lo scalda collo, gli scalda piedi, gli scalda qualsiasi cosa, tre berretti perché uno andrà perso di sicuro e i guanti, ovviamente non quelli con le dita ma le manopole. Cos’altro? Una piccola “dispensuccia”, che la cambusa di Soldini della traversata Atlantica ci fa un baffo, e il beauty delle medicine (lo detesto!).
Siete state delle ingenue. Questo inverno è implacabile: bronchite, tosse, otite, gastroenterite si susseguono senza sosta. Sarà l’inquinamento, l’aria irrespirabile a cui ormai ci siamo abituati ma, ahimè, i nostri piccoli nanetti, soprattutto se frequentano l’asilo nido o la scuola materna, non hanno scampo. Mia mamma dice sempre che una volta non era cosi, che io non mi sono mai ammalata cosi tanto: quindi qualcosa di diverso ci sarà. Oltre all’ambiente, è cambiata la percezione di alcuni malesseri ordinari, come, per esempio, il raffreddore. Oggi tutto viene medicalizzato e curato fin da subito con i farmaci. 37 di febbre? Hai già dato la tachipirina e, se sei al tuo primo figlio, probabilmente sei già al pronto soccorso. Invece, se non strettamente necessario, è bene evitare gli ospedali, dove i batteri o i virus, di cui, da brave mamme, ormai conoscete alla perfezione la differenza, sono giganteschi. Vi ricordate quelli grigi e pelosi di “Siamo fatti cosi”? Quelli che venivano inseguiti da quei globuli bianchi cicciotti vestiti da poliziotti: ce ne sono milioni.

Pulire le mani, fare i lavaggi nasali, l’aerosol (anche se sono in molti a sostenere che non serva), fermenti lattici e vitamine A, B, C, D… praticamente tutto l’alfabeto sono pratiche utili, tuttavia l’asilo è l’asilo e i bimbi, si sa, si donano in tutto e per tutto: si baciano e abbracciano senza limiti. Sono dei mocciosi, cioè letteralmente, pieni di moccio che amano follemente condividere e scambiare fra loro.
A tutto questo si aggiunge il senso di colpa della mamma lavoratrice che pensa, “se fossi a casa, non si ammalerebbero”. Ma in ufficio poi? Se il tuo capo non ha figli, o magari di figli ne ha, ma non se ne è mai occupato, ti devi giustificare e sei a disagio. Risultato? Ti senti un fallimento, hai la sensazione di non combinare niente di buono: né come mamma né come professionista. Credo che, fra tanti motivi, molte mamme, purtroppo, decidano di lasciare il proprio lavoro perché non sono in grado di soddisfare tutte le aspettative che il loro ruolo nella società richiede, anzi impone direi. C’è ancora tanta strada da fare e tanti inverni da affrontare.

Articolo precedente(Come si fa) il balsamo fai da te
Articolo successivoC’è un po’ di terra e un orizzonte, qui (in Lessinia) puoi vivere sempre