Sabrina De Santi
Sabrina De Santi. presidente Aiaf Veneto

Pubblicare le foto dei propri figli sui social per molti è diventata una prassi normale. I bambini vengono, ormai, immortalati nell’atto di fare qualunque cosa, il bagnetto, la colazione, andare a scuola, giocare, fare i compiti, i capricci. Ogni tanto vengono resi protagonisti di stories su Instagram e di post su Facebook ancora prima di essere venuti al mondo. È diventata, infatti, una prassi consolidata quella della pubblicazione di ecografie.  

Ma la decisione condividere queste immagini sui social non dovrebbe essere trattata come un atto di ordinaria amministrazione, in primo luogo per una questione di sicurezza dei bambini, che si trovano potenzialmente esposti a una svariata serie di rischi, in secondo luogo perché è preliminarmente necessario il consenso di entrambi i genitori.  

«Il diritto al proprio ritratto, come ogni elemento distintivo personale – spiega Sabrina De Santi, presidente di Aiaf Veneto, Associazione Avvocati per la Famiglia e i Minori – è inviolabile e assoluto, ed è protetto dalla nostra Costituzione all’articolo 2».

È, dunque, il codice civile a dare la possibilità di difenderlo con l’inibitoria all’uso della nostra immagine, la richiesta di risarcimento del danno e i rimedi previsti dalla legge sulla privacy. «Per quantoriguarda l’immagine dei figli – spiega De Santi – sono i genitori ad essere titolari di quel diritto e come tali devono essere d’accordo prima di pubblicare qualsiasi foto che li riguardi».  

Essendo, dunque, un diritto fondamentale, ciascun genitore può inibire all’altro la pubblicazione delle foto dei figli. Se l’altro vìola questa richiesta si può chiedere l’intervento del giudice per la rimozione delle foto e il risarcimento del danno. Diverso è, naturalmente, il caso se i genitori sono separati o divorziati. Fatto salvo il caso di affido esclusivo, in cui il genitore affidatario può procedere alla pubblicazione di foto senza il consenso dell’altro, il genitore che trovi la foto del figlio pubblicata senza il suo consenso può intervenire.  

«Il genitore – prosegue De Santi – può ottenere che l’altro genitore, secondo quando disposto dall’articolo 709 del codice di procedura penale, rimuova la foto del figlio pubblicata senza il suo consenso, che risarcisca il danno e che venga ammonito per il fatto».

Oggi, inoltre, è in vigore un altro strumento, ossia l’articolo 614 del codice di procedura civile, che permette al giudice di imporre, in caso di recidiva, una somma che va pagata ogni volta che si vìola la condotta che è stata richiesta.

«È, ormai, diventata una prassi frequenteinserire negli accordi di separazione e di divorzio delle clausole che disciplinano la possibilità di pubblicare foto sui social continua De Santi -.  Si tratta di una “metastasi diffusiva”, come ha detto la Cassazione. Nell’atto di condividere immagini private di bambini è insito un pericolo che i genitori devono valutare insieme».

All’estero, dove il problema è stato affrontato in anticipo, si assiste a casi in cui solo i genitori sono uno contro l’altro, ma anche i figli, che hanno portato i genitori in tribunale perché contrari al fatto di vedere, o aver visto, la propria vita condivisa in rete.

«Non escludo – conclude De Santi – che in Italia a breve vedremo episodi di questo genere. Non è detto che il bambino, una volta adulto, sia felice di vedere la propria vita condivisa con sconosciuti. Il mio consiglio, da avvocato, è di essere molto prudenti e nel dubbio di evitare di postare foto. Non tanto e non solo per evitare conseguenze legali, ma per rispettare la privacy e tutelare l’incolumità dei propri figli».

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