centro aiuto vita

L’associazione di volontariato è esempio di solidarietà attenta al mondo dell’infanzia. Sono oltre 180 i fiocchi, tra rosa e azzurri, dei neonati che ha aiutato quest’anno a venire alla luce. Con la mano tesa alle situazioni, sempre più numerose, di difficoltà che riguardano mamme sole e famiglie.

di Marta Bicego

OLTRE 180 fiocchi tra rosa e azzurri: tanti sono i neonati che il Centro diocesano Aiuto Vita (Cdav) ha aiutato quest’anno a venire alla luce. Numero a cui, nell’economia della solidarietà, si somma quello delle mamme sole o dei nuclei familiari accompagnati prima a vivere la gravidanza e poi la maternità serenamente. Come? In maniera concreta. Per rendersene conto basta varcare la soglia, in una mattina qualunque, della sede dell’associazione di volontariato al civico 61 di via Betteloni. La stanza riservata alla distribuzione di pacchi alimentari e abbigliamento per l’infanzia pian piano si riempie di madri, e non manca qualche papà, per lo più con i loro frugoletti al seguito. Alcuni genitori riceveranno una borsa con latte e pannolini, vasetti di omogeneizzato e pastina; altri vestitini e giocattoli. C’è chi è in lista d’attesa per avere un passeggino, oppure avrebbe bisogno di una carrozzina; c’è chi prende il numero ed attende con pazienza di recarsi al piano superiore della struttura per avere accesso alla farmacia. A fare da sottofondo allo scorrere delle ore, assieme alle chiacchiere declinate in varie lingue, il telefono: ogni tanto squilla con richieste di informazioni su come accedere a questo prezioso supporto.

SEMPRE  I NUMERI danno la misura della solidarietà: nel 2016 sono state 3.844 le consegne di beni di prima necessità; l’accoglienza residenziale è stata offerta a 19 mamme e 28 piccoli nella comunità familiare “Casa Gabriella” e in vari appartamenti; 270 sono stati i bimbi inserti nel micronido “I coriandoli” di via Trezza dall’avvio della sua attività nel 2001. Inoltre, dai primi giorni dell’anno, il Centro Aiuto Vita ha seguito 642 situazioni (di cui 147 nuovi casi) di donne in gravidanza, madri sole, famiglie con bimbi nei primi mesi di vita. In realtà, sono molte di più se si considera la fitta rete che il Cdav ha intessuto nel territorio della Diocesi scaligera grazie alla presenza di altri dodici Centri a disposizione della cittadinanza: a Bardolino, Peschiera, Desenzano, Villafranca, San Giovanni Lupatoto, Caldiero, San Giovanni Ilarione, San Bonifacio, Cologna Veneta, Legnago, Nogara, Lugagnano.

Punti di riferimento per persone che sono state supportate nell’emergenza e in seguito sono state affiancate in un percorso verso l’autonomia. Le storie sono diverse, talvolta molto pesanti, con risvolti di abbandono o violenza. Alcune criticità si ripetono e si sono intensificate sotto il peso della crisi economica: la mancanza di lavoro e indipendenza finanziaria che impedisce di far fronte al pagare affitto e bollette; per le lavoratrici precarie la paura di perdere l’occupazione nel momento in cui affrontano una maternità; per le straniere l’incapacità di esprimersi nella lingua del Paese in cui vivono, con la conseguente complicazione a socializzare e inserirsi in un contesto lavorativo. Altro fronte che vede impegnato il Centro è la formazione rivolta alle madri, soprattutto se sole: «Abbiamo erogato oltre 200 percorsi formativi tra corsi di alfabetizzazione all’italiano e attività teorico-pratiche brevi, ma concentrate, per far emergere potenzialità spendibili nel mondo del lavoro, specie nei settori della ristorazione e delle pulizie», spiega la direttrice del Centro Aiuto Vita, Paola Cinquetti.

A chi possiede già delle attitudini, prosegue, «viene offerta la possibilità di praticare tirocini di alcuni mesi per sperimentarsi nel contesto di un’azienda». In generale è un accompagnamento che può protrarsi anche a lungo, a seconda delle situazioni, non è finalizzato all’assistenzialismo, ma a guadagnare terreno nell’autonomia: «La più bella soddisfazione è vedere queste donne scoprire capacità che non pensavano di avere, recuperare la propria dignità, ritornare a interfacciarsi con la realtà e sentirsi nuovamente adeguate». Non è facile, conclude Cinquetti: «Sono sempre più numerose le famiglie e le mamme che ci interpellano. Ciò comporta un impegno di risorse umane ed economiche perché accanto ad ascolto, consulenza, sostegno morale e psicologico è di fondamentale importanza poter offrire continuità di servizi e aiuti concreti».

L’associazione ha bisogno di fondi e di nuovi volontari sensibili nei confronti della vita nascente. A ricordarlo è una frase che si legge su una locandina appesa nel Centro e presa in prestito da Santa Madre Teresa di Calcutta: La vita è preziosa, abbine cura. La vita è bellezza, ammirala. La vita è la vita, difendila.

www.centroaiutovitaverona.it

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