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Fa discutere in città la decisione del sindaco Sboarina di annullare l’evento di domani e domenica alla Biblioteca Civica. I protagonisti della “Biblioteca vivente” non rilasciano dichiarazioni, ma in via ufficiosa c’è chi ci racconta tutta l’irritazione per l’accusa di essere manipolatori.

Se non è una bufera politica, poco ci manca. Sta scatenando polemiche a non finire la decisione del sindaco Sboarina di annullare “La Biblioteca vivente”, un format del Consiglio d’Europa e organizzato dalla Fondazione San Zeno, che si sarebbe dovuto tenere nel weekend alla Biblioteca Civica nel cartellone del Tocatì, il Festival Internazionale dei Giochi di Strada.

Un momento di interazione tra i “libri” viventi, cioè persone in carne e ossa che raccontano e leggono alcuni aspetti delle loro storie personali e “lettori” ascoltatori. Storie generalmente di discriminazione, sull’obesità, la disabilità e anche, certo, l’omosessualità.

“Iniziativa non adeguata al messaggio culturale del Festival” l’ha liquidata in una nota Palazzo Barbieri, che ha raccolto l’appello di alcuni consiglieri di circoscrizione de Il Popolo della Famiglia e del sui leader locale Filippo Grigolini, i quali hanno definito l’evento un “tentativo di manipolazione culturale” e di “indottrinamento ideologico” che minano i valori della famiglia tradizionale.

Un vero e proprio caso, con tanto di reazioni, intemerate politiche e vere e proprie diserzioni alla cerimonia d’apertura come quella dei parlamentari veronesi Vincenzo D’Arienzo del Pd e Mattia Fantinati del M5S. La Fondazione San Zeno oggi non ha nascosto il proprio disappunto: “Volevamo affrontare il tema dei pregiudizi e ne siamo stati vittime”. I diretti interessati, cioè i protagonisti della “Biblioteca vivente” non rilasciano dichiarazioni ufficiali, riservandosi di intervenire a breve collegialmente. Ma fonti ufficiose registrano un profondo rammarico soprattutto per l’accusa di “manipolazione”. “Il nostro è solo un gioco di ruolo tra il libro-oratore e il lettore-ascoltatore, da qui il legame con il Tocatì. Con precise e severe regole. Tra queste il divieto di fare propaganda”.

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