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Il sindaco di Erbezzo esprime le proprie perplessità per l’arrivo, finora, di circa una trentina di migranti sistemati nell’ex Base Nato di Vaccamozzi. Il primo cittadino del Comune della Lessinia è comunque speranzoso che la situazione possa essere gestita con l’aiuto della comunità

Giorni di comprensibile agitazione nella piccola comunità di Erbezzo. Nel Comune che conta meno di mille abitanti, così come riferisce il sindaco Lucio Campedelli, «in queste ore non si sta parlando d’altro». L’arrivo di una trentina di richiedenti asilo ospitati presso l’ex base Nato in località Vaccamozzi sta creando preoccupazione tra i cittadini, in particolare tra  e lavoro straordinario a livello istituzionale.

La notizia dell’arrivo di alcuni migranti, circa un’ottantina a pieno regime, era stata data dal Prefetto al sindaco Campedelli già lo scorso luglio. Il sindaco rese nota la comunicazione ricevuta e ne seguì, il 9 agosto successivo, una grande manifestazione di piazza, in cui circa 1500 persone, tra cittadini e rappresentanti di associazioni territoriali, manifestarono la loro contrarietà nei confronti della decisione del Prefetto.

A distanza di tre mesi i primi richiedenti asilo, dunque, sono arrivati. Per la precisione «26 già all’interno della Base più cinque attesi in queste ore» fa sapere Campedelli.  «La Prefettura ha messo a bando l’intera struttura che può contenere fino a 80 posti – prosegue – quindi immaginiamo che verrà utilizzata a pieno regime».

La Base, in questi mesi, è stata sistemata: «Sono state rinnovate le cucine, sono stati eseguiti lavori di manutenzione ordinaria e reso agibili i locali dal punto di vista igienico sanitario – aggiunge il sindaco – Almeno questo è quello che mi è stato detto poiché noi come Comune non abbiamo accesso alla struttura che al momento ha una sua autonomia gestionale.

Sindaco Campedelli, lo aveva anticipato a luglio, ora la Base è stata impegnata per l’accoglienza di migranti.

Sì, la notizia mi era stata comunicata quest’estate dal Prefetto, il quale, dopo aver predisposto i lavori di adeguamento della struttura, ha aperto un bando per la gestione dell’accoglienza di circa 80 profughi. La gara se l’è aggiudicata la cooperativa Versoprobo di Vercelli.

Ha incontrato i responsabili della cooperativa?

Ho incontrato due volte il responsabile della struttura che è il dottor Andrea Montagnini, psicologo e psicoterapeuta. Persona molto disponibile con la quale si è instaurato un rapporto di reciproca collaborazione per cercare di gestire al meglio questa situazione.

Ha conosciuto anche qualcuno tra i richiedenti asilo?

Ancora no. Sono arrivati  e sono stati accompagnato all’interno della Base dove noi non abbiamo accesso. Ho incontrato però il loro mediatore culturale, un ragazzo ivoriano arrivato due anni e mezzo fa in Italia con uno dei tanti barconi che approdano sulle coste italiane. Oggi lavora per la cooperativa.

Come stanno i suoi cittadini?

Non vorrei essere drastico, ma per alcuni aspetti è una situazione paragonabile a uno shock, in particolare per i circa dieci residenti che abitano da decenni nella contrada Vaccamozzi. Una realtà così piccola come la contrada, ma anche il paese stesso, che si deve confrontare con l’arrivo di un numero elevato di persone sconosciute lascia perplesso il territorio. Penso che ognuno di noi, in cuor suo, sperasse in un rimando.

C’è ostilità?

C’è preoccupazione. È un impatto molto forte con una realtà, quella di Erbezzo, ma in generale di questi territori, che non è troppo avvezza al confronto con mondi esterni, in particolare proprio nelle contrade dove gli equilibri sono molto delicati. Persone che hanno 90 anni, che sono nate e cresciute lì, vedono stravolte le proprie abitudini e i propri stili  di vita. La paura c’è. Poi ognuno se la tiene dentro, ma non c’è di cosa peggiore che vivere con la paura in casa propria.

Come immagina l’impatto dei richiedenti asilo con il territorio lessinico?

Non penso sia facile neppure per loro. Viene avanti l’inverno, sono giovani che non hanno mai visto nella loro vita la neve. L’impatto sarà duro anche per loro. Comunque sono fiducioso, stiamo cercando di seminare tranquillità. Dobbiamo affrontate la realtà collaborando e cercando di evitare disagi al territorio.

Come mai come Comune non avevate aderito allo Sprar?

Sarebbe stata un’umiliazione per la nostra gente. È stata una scelta ponderata dopo aver approfondito la normativa. Il Comune, una volta finiti i fondi messi a disposizione dallo Sprar, si sarebbe dovuto fare carico al cento per cento di almeno dieci persone, garantendogli una prospettiva anche occupazionale. Lavoro che, purtroppo, non c’è neanche per i nostri giovani. Un impegno gravoso a cui non potevamo fornire garanzie. E questo non per motivi di ostilità o pregiudizio nei confronti di ragazzi africani o siriani, per quanto ci riguarda potrebbero essere anche tedeschi o svizzeri. Non cambia.

Cosa si augura per il futuro loro e dei suoi cittadini?

I giovani richiedenti asilo, in ogni caso, sono ospiti della comunità e mi auguro che possano trovarsi bene. A loro chiedo e chiederò di rispettare le persone del nostro territorio, le nostre abitudini, le nostre tradizioni e le nostre regole non scritte di una comunità come quella della Lessinia. Sono sicuro che così facendo le cose potranno andare meglio di quanto pensiamo.