Journal of Cultural Heritage , Corrected proof. doi:10.1016/j.culher.2017.07.001

Dopo i crolli causati a Verona da uno dei primi bombardamenti aerei della storia, il 14 novembre 1915 venne alla luce un passaggio segreto di un palazzo vicino a Piazza Erbe dove, da secoli, era celato un manufatto dalla foggia del tutto originale. Un oggetto medievale dalla natura misteriosa  che ora è al centro di una ricerca dell’università di Pisa.

«NON ESISTONO testimonianze in letteratura e tantomeno in ritrovamenti archeologici di altro oggetto analogo» afferma Pietro Armienti, docente di Petrologia e Petrografia all’università di Pisa, autore dello studio pubblicato su Journal of Cultural Heritage che ridefinisce la funzione di questo oggetto misterioso. Secondo l’ipotesi del ricercatore, il manufatto è un fine «strumento matematico» per la determinazione della Qibla, la direzione verso la quale i musulmani si rivolgono per la preghiera, definito Qibla Finder (QF). Fin dal suo ritrovamento, nel 1915, l’oggetto era stato considerato un porta lanterne pensile medievale, con tutta probabilità utilizzato nelle cerimonie religiose ebraiche. Dopo alcuni passaggi tra collezionisti, il prezioso quanto criptico oggetto in ferro dalle raffinate decorazioni è stato ereditato dalla collezionista lituana Angela Venger. «Venuta a conoscenza di una mia recente ricerca sull’interpretazione della decorazione della facciata della chiesa di San Nicola a Pisa come una rappresentazione della sequenza numerica di Fibonacci» prosegue Armienti «la signora Venger mi ha contattato per propormi di studiare la possibile funzione di questo singolare oggetto».

DOPO AVER ricostruito un modello tridimensionale del manufatto, «abbiamo dimostrato la possibilità dello strumento di determinare la distanza tra due punti di coordinate geografiche note» secondo una procedura proposta dal grande matematico arabo al-Biruni che prevede l’utilizzo del Teorema di Tolomeo. Questo strumento, murato non più tardi del XIII-XIV secolo in una stanza sigillata insieme a molte armi risalenti al periodo medievale, «attesta la presenza a quell’epoca in Italia di raffinate conoscenze della matematica araba» afferma Armienti. Lo strumento faceva parte dell’armamentario di un esercito per il suo alto valore strategico legato alla possibilità di individuare direzioni e distanze.  Ne consegue che «l’uso del Qibla Finder doveva rimanere segreto» sostiene il ricercatore, lasciando ancora aperto l’interrogativo sul perché questo oggetto quasi più unico che raro sia stato rinvenuto proprio a Verona. La relazione tra la Qibla Finder e gli Scaligeri è, seppur solo a livello di ipotesi, estremamente suggestiva. «La famiglia proveniva dall’Asia centrale: il capostipite esercitava il commercio di tessuti preziosi e dovette giurare di professare il cristianesimo per stabilirsi a Verona. Allora l’appellativo can-, comune a vari esponenti della famiglia, potrebbe stare per kan come Gengis-Kan». Inoltre, «ruotando di 180 gradi il Qibla Finder vediamo la forma di uno scudetto e di una scala: una somiglianza solo casuale con il simbolo della dinastia Scaligera?» si domanda Armienti. In attesa di ulteriori studi che possano confermare o smentire tale ipotesi, la ridefinizione del significato di questo prezioso oggetto ha dimostrato il suo possibile utilizzo come strumento di calcolo per costruire le mappe “Portolane”. «Queste mappe, di cui la più antica pervenutaci è la Carta Pisana, rinvenuta a Pisa agli inizi del XIX secolo e ora alla Bibliothèque nationale de France, sono state costruite con metodi fino ad ora sconosciuti» precisa Pietro Armienti. «Lo strumento misterioso ritrovato a Verona potrebbe rappresentare il pezzo mancante del puzzle che consentirebbe di interpretare le antiche mappe di navigazione medievali, come elaborati basati sulla proiezione grafica inventata da al-Biruni».

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