Inizia l’anno scolastico nella Casa Circondariale di Montorio. Oltre una decina le classi, svariati i livelli: si va dalle basi dell’alfabetizzazione fino, per due detenuti, all’approdo universitario. In occasione della giornata di apertura è stato presentato un lavoro realizzato dall’associazione Microcosmo con i detenuti, una mappatura dei loro bisogni profondi che toccano anche il momento delicato della reintegrazione a fine pena.

 

Ha riempito quattro quaderni grandi con le parole che ha imparato a scrivere da pochi mesi. Ne va fiera Ramona, che proprio in prigione è potuta andare a scuola, dopo quasi trent’anni passati nella fatica dell’analfabetismo. Come lei, molti prima di entrare in carcere hanno frequentato solo la scuola della strada. Seduti sulle panchine oggi c’erano loro, gli allievi insieme agli insegnanti e ad alcuni rappresentanti del territorio come il sindaco di San Bonifacio e il vicesindaco di Villafranca. L’anno scolastico inizia nella Casa Circondariale di Montorio e per cominciare ha voluto chiamare a raccolta tutti i suoi protagonisti. Come l’Istituto alberghiero Berti che segue due classi o l’istituto Lavinia Mondin che, invece, offre un servizio di tutoraggio con insegnanti volontari.

Fondamentale da sempre il ruolo del Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti. Circa una decina le classi attivate nel carcere scaligero, molte di loro impegnate proprio sul fronte dell’alfabetizzazione. In occasione della giornata di apertura è stato presentato un lavoro, durato un anno,  realizzato dall’associazione Microcosmo con i detenuti. Si tratta di una mappatura dei loro bisogni profondi che toccano anche e soprattutto il momento delicato della reintegrazione a fine pena. Tra gli ospiti intervenuti, anche lo scrittore Edoardo Albinanti che, lontano dai pregiudizi o dalle retoriche indulgenti, insegna nel carcere di Rebibbia da anni.

 

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