È stata un’ora vissuta con intensità, carica di affetto, di ricordi e di dolcezza, quella passata nell’aula del consiglio della facoltà di lingue all’università di Verona per commemorare Elisabetta Gugliemini, morta con il fratello Nicolò e la cugina Sara nel tragico incidente automobilistico dello scorso giugno in Spagna.

La cerimonia è stata voluta dalla facoltà per conferire nella mani dei genitori, Eleonora e Alfonso, quello che tecnicamente è definito un «attestato degli studi alla memoria», il rotolo con il curriculum universitario completo di Elisabetta, letto dalla docente di marketing turistico Marta Ugolini. Ben 25 esami con il massimo dei voti, e una regolarità che la stessa docente ha definito «esemplare».

L’aula era gremita di amici, parenti, docenti e personale tecnico amministrativo, «una presenza che onora la sua memoria e l’università», ha riconosciuto il preside Gian Paolo Marchi, che ha colto l’occasione per leggere e commentare tre brani. Marchi ha citato il canto di Giacomo Leopardi sopra un bassorilievo antico sepolcrale, dove una giovane donna arrivata al limite della vita saluta i suoi genitori dolenti.

«Dove vai? Chi ti chiama lungi dai tuoi cari? Farai lieti un giorno questi che ti son piangenti intorno?» sono le parole del poeta che Marchi attribuisce alla profondità e alla lucidità leopardiana nella considerazione del vivere.
«La brevità della vita libera dagli incomodi della vecchiezza», secondo Annibal Caro, traduttore di Virgilio, «e toglie dall’affanno della malvagità degli uomini», un condensato di saggezza umana a cui va aggiunto il riferimento biblico dal libro della Sapienza dove «a occhi poco accorti la morte pare la fine di tutto, ma Dio purifica il giusto che vedremo splendere come scintille in un canneto».

«Sono brani che offro alla mia e vostra riflessione», ha concluso il preside, «frammenti di trascendenza qui in un’aula dove ci troviamo per questioni molto pratiche come i consigli di facoltà e di laurea, ma credo che qualcosa sia rimasto anche qui dentro dell’esperienza di Elisabetta». Gli amici di università hanno proiettato un video composto con foto di Betty a partire dalla sua infanzia fino agli ultimi giorni, compresa un’intervista che la ragazza di Roverè aveva rilasciato a un canale televisivo spagnolo in occasione della partita dei campionati europei persa dall’Italia contro gli iberici.

Lo ha seguito un ipertesto sempre confezionato con foto e commenti, mentre le amiche di corso hanno letto alcune pagine del diario spagnolo di Betty. Francesca era compagna di corso in Spagna e ha parlato di Betty come di una ragazza solare «dal primo all’ultimo giorno, capace di coinvolgere tutti con il suo entusiasmo».

Tra il pubblico c’era anche il preside del liceo Fracastoro, Marcello Schiavo, che ha avuto come studenti sia Betty che il fratello Nicolò: «Erano due ragazzi tranquilli, come si è visto da queste foto, sempre pronti a sdrammatizzare, due belle persone, come i loro genitori». Eleonora e Alfonso sono ancora distrutti e le lacrime solcano spesso il viso mentre scorrono le foto e le testimonianze.

«Il ricordo è un’angoscia terribile, ma è anche una grande consolazione l’affetto che i loro amici continuano a dimostrarci», ha sussurrato la mamma e il papà ha aggiunto: «Dobbiamo andare avanti, spero solo che il dolore si attenui. Ringrazio tutti per la sensibilità dimostrata e per il regalo prezioso che ci è stato fatto oggi».

Vittorio Zambaldo (L’Arena)

Nella foto: Gian Paolo Marchi, preside della facoltà di Lingue, i genitori di Betty e la docente Marta .

banner-gif
Articolo precedenteGREZZANA: CALENDARIOPER LA RACCOLTA RIFIUTI 2009
Articolo successivoGREZZANA: PRESO L'ATTACCANTE ARGENTINO GABRIEL ROGNONE