Ricercatori

In atto è una vera rivoluzione. Tra i protagonisti, il centro di ricerca applicata Arc-Net: è il tassello italiano del Consorzio internazionale Genoma del cancro che conta oltre 2 mila ricercatori impegnati nel “leggere” il Dna di 50 tipi di cancro di rilevanza clinica e sociale.

Per i tumori, oggi, ci sono meno segreti: è possibile personalizzare le cure, scegliendo farmaci a misura di paziente. E avere strumenti sofisticati, a costi contenuti, per puntare su diagnostica e prevenzione. La strada per debellare uno dei grandi mali del secolo è ancora lunga da percorrere, specie per i medici che lavorano a contatto con malattie che in molti casi non lasciano scampo.

Dalle corsie degli ospedali, ai laboratori. Qui, grazie all’impegno dei ricercatori, qualche risultato che fa ben sperare inizia a essere collezionato. In particolare a Verona dove Arc-Net, il centro di ricerca applicata dell’Ateneo scaligero e dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata, è impegnato nella lettura del genoma di 250 neoplasie del pancreas grazie a un finanziamento del Ministero dell’Università e Ricerca e al sostegno economico del Ministero della Salute e di Airc.

È il tassello italiano, riconosciuto partner dell‘Oms in tema di bio-banche, di un mosaico che conta oltre 2 mila ricercatori di ogni parte del mondo riuniti nel Consorzio Genoma del cancro, nato nel 2010 dopo l’annuncio ufficiale sulla rivista scientifica Nature. Gruppo di scienziati dagli obiettivi ambiziosi: sequenziare 500 casi per ciascuno dei 50 tipi di tumori di rilevanza clinica e sociale, per riempire una “biblioteca” delle trasformazioni genetiche da cui trarre informazioni utili alle terapie.

«Siamo a metà strada, ma la ricerca procede» spiega l’anatomopatologo Aldo Scarpa, direttore di Arc-Net. Metà mappatura è stata completata, permettendo al Centro di aggiungere nuove conoscenze. Per esempio riclassificare il tumore del pancreas diversamente rispetto al passato. «Grazie al sequenziamento dell’intero genoma dei primi 100 adenocarcinomi del pancreas, abbiamo scoperto le alterazioni del Dna caratteristiche di queste neoplasie, sia in termini di mutazioni strutturali dei cromosomi sia di mutazioni di geni responsabili della loro insorgenza. Riusciamo per la prima volta a classificare questo cancro terribile in quattro sottogruppi molecolari».

Dr. Scarpa, quali vantaggi ha, tale questa scoperta, in termini di approccio al cancro?

Il vantaggio indubbio è che se sino a oggi il carcinoma del pancreas era considerata un’unica malattia, ora sappiamo che sono almeno quattro diverse malattie che possono essere, e saranno, approcciate in maniera diversa. Non a tutti una stessa medicina, ma una diversa a ciascuno dei sottogruppi. Dovremo in altri termini eseguire degli studi clinici che ci permettano di capire al più presto quali farmaci vanno bene per un sottogruppo o per l’altro.

Nella lotta contro i tumori, dunque, è in atto una rivoluzione?

Assolutamente sì, sappiamo che anche i tumori più frequenti a colon, mammella e polmone sono un insieme di “tumori rari” classificabili sulla base delle diverse anomalie molecolari che ne sono alla base. Questa conoscenza rappresenta la base di partenza per la rivoluzione appena cominciata e che porterà alla personalizzazione delle cure.

Come far incontrare ricerca di laboratorio e tecnologia con la pratica clinica?

Serve una nuova diagnostica capace di analizzare numerosi geni contemporaneamente per riconoscere quali sono quelli alterati nel tumore di quel particolare paziente. A Verona siamo stati i primi che, partecipando a un consorzio di otto laboratori europei, hanno messo a punto un kit che a breve potrà essere introdotto in diagnostica. Ovviamente è solo l’inizio di una grande rivoluzione in questo settore.

Puntare sulla sinergia è la strategia vincente per completare il progetto?

La sinergia è l’unica strategia possibile. È la collaborazione tra grandi centri di ricerca internazionali che ha permesso la decodifica del genoma dei tumori in un tempo relativamente breve. Il progetto del Consorzio ha aperto la strada alla fase 2 del lavoro, che è esattamente quella di mettere in relazione le anomalie molecolari e i dati clinici di un grande numero di pazienti a livello internazionale per definire al più presto le caratteristiche delle medicine da utilizzare.