Si sta diffondendo a Verona una rinnovata sensibilità nei confronti del metodo di differenziazione didattica Montessori, un approccio scientifico che mette al centro del processo educativo il bambino, con le sue peculiarità e le sue abilità, allo scopo di favorirne l’autonomia.

NEMO PROPHETA IN PATRIA. Un detto che vale per molti illustri italiani, a cui non sfugge nemmeno Maria Montessori (1870-1952), medico e creatrice del metodo di differenziazione didattica che porta il suo nome, celebrato all’estero (sono 22.000 le scuole Montessori nel mondo), ma ancora poco diffuso in Italia (che conta solo 138 scuole). Nell’ultimo decennio, però, si sta assistendo a un’inversione di tendenza, e Verona non è da meno. Si sono moltiplicate, infatti, negli ultimi anni, le offerte didattiche a metodo Montessori; i corsi di formazione sul metodo per genitori ed educatori registrano il tutto esaurito e sono in molti a voler iscrivere i propri figli nelle (poche) scuole ufficialmente riconosciute. Se le scuole certificate Montessori nel pubblico – con un iter molto rigido che garantisce la corretta applicazione di un metodo che è scientifico (è il solo metodo “alternativo” riconosciuto dal MIUR) e sul quale quindi non è possibile improvvisare – sono solo due (la Casa dei bambini comunale  “Orti di Spagna” e la scuola dell’infanzia “Sansovino”), stanno parallelamente nascendo alcune iniziative nel privato. Come quella portata avanti da Chiara Riganò e Dolores Bennici, specializzate in differenziazione didattica Montessori per la fascia d’età 0-3, fondatrici dell’Associazione “Liberi Fioriranno”, che si occupa di far conoscere il metodo attraverso incontri formativi e laboratori, e dell’Altern-asilo Montessori, che accoglie bambini da 0 a 3 anni.  «Tre sono i principi cardine del metodo: l’ambiente, i materiali e l’atteggiamento dell’adulto» spiegano Chiara e Dolores. «L’ambiente, in un asilo Montessori, è completamente a misura di bambino, tutte le attività sono alla sua portata e può accedervi liberamente. I materiali sono scientifici, pensati per lo sviluppo della coordinazione oculo-manuale, per la motricità fine, per preparare alla lettoscrittura. L’adulto è un osservatore, che prepara l’ambiente con i materiali adatti, lasciando che il bambino li scelga seguendo la propria propensione naturale». Nessuna attività uguale per tutti, nessun obbligo, ma una varietà di proposte a cui il bambino può accedere liberamente, in una personalizzazione che favorisce il raggiungimento dell’autonomia.

SE PER L’ASILO E LA SCUOLA DELL’INFANZIA è più facile trovare realtà Montessori, diverso è il discorso per la scuola dell’obbligo. Al momento, nessuna primaria, pubblica o privata, della nostra città applica il metodo. Ma le cose stanno per cambiare. Presso la scuola primaria statale Massalongo, in zona Università, è infatti in partenza, il prossimo anno scolastico, una sperimentazione Montessori, con un progetto curato da Sara Agostini, dirigente dell’IC 19 – Santa Croce, insieme alle docenti Chiara Stella e Teresa Zaccaria e all’ex dirigente scolastica Luciana Marconcini. Sono una cinquantina gli insegnanti della primaria in formazione e la sperimentazione potrebbe essere allargata in futuro ad altri istituti. Per chi non riuscisse ad accedere a queste scuole, però, non tutto è perduto. Il metodo è infatti applicabile anche – soprattutto! – nella quotidianità. Per approfondirne la conoscenza è possibile partecipare agli incontri organizzati da Associazione Montessori Verona, una realtà nata nel 2005 da un gruppo di genitori «per sensibilizzare la nostra città a questo importantissimo approccio», come spiega la presidente Isabella Sciarretta. «Abbiamo ripreso nell’ultimo anno le attività, organizzando incontri e seminari che stanno avendo grande successo, segno che è nata in città una nuova sensibilità verso gli approcci che mettono il bambino al centro del pensiero educativo».