ambiente fiori sostenibilità

L’Agenda ONU 2030 per lo Sviluppo Sostenibile ha dato un forte impulso nell’orientamento verso un modello di economia sostenibile. Ben 7 obiettivi su 17 riguardano direttamente l’ambiente. Non si parla solo di lotta al cambiamento climatico, ma anche di acqua pulita e servizi igienico-sanitari, di energia green e accessibile, di città e comunità sostenibili, di consumo e produzione responsabili, di vita sott’acqua e sulla terra.

Come può un’impresa contribuire al raggiungimento di questi obiettivi? E come possono le Istituzioni orientare le imprese? A livello internazionale arriveranno molte novità in materia di standard internazionali ESG, direttive europee e norme nazionali. L’UE, nel Recovery Plan ha destinato 401 miliardi di euro per la cosiddetta “transizione ecologica” per cui l’Italia, nel PNRR, ha destinato 59,46 miliardi in “Rivoluzione verde e transizione ecologica” e 25,4 miliardi in “Infrastrutture per una mobilità sostenibile”. Circa il 40% dei fondi del PNRR.

La spinta non si limita solo ad azioni di calcolo e compensazione delle proprie emissioni o dei prodotti e servizi che si acquistano, ma viene chiesto alle imprese di innovare i processi e prodotti riducendo al massimo l’impatto ambientale in termini di emissioni, di consumo di suolo, di acqua, di eliminazione di prodotti chimici, di produzione di beni in una logica di lunga durabilità e di economia circolare.

Le buone pratiche non mancano, come racconta il programma “Obiettivo Sostenibilità” pubblicato su Radio Adige Tv. Per realizzare la sostenibilità ambientale si richiederà a ogni cittadino e a ogni organizzazione uno sforzo di adattamento a nuovi processi con alcune scomodità iniziali. A dimostrazione di ciò, alcuni cambiamenti all’apparenza semplici talvolta trovano delle resistenze. Basti pensare alla raccolta differenziata della carta, ancora distante dal 100% di differenziazione del rifiuto a distanza di 30 anni dall’avvio dell’operazione; oppure l’utilizzo delle borracce al posto di bottiglie e bicchieri usa e getta, che richiede uno spirito di adattamento non sempre facile da abbracciare.

L’UE ha obiettivi molto ambiziosi che ricadono anche sull’Italia e sul nostro territorio: entro il 2050 l’intera UE dovrà essere a zero emissioni compensate. Ciò significa svolgere una serie di azioni e di processi che emetteranno meno gas effetto serra (in particolare CO2) e svolgere azioni che compensino la CO2 emessa dal cittadino, dall’impresa e dalla filiera. Se non si intraprenderanno azioni ecologiche di consumo e di processo produttivo, non smetteremo di avere esternalità negative sulla natura che significa avere impatti negativi sull’esterno.

Siamo di fronte a una vera e propria rivoluzione economica che influenzerà lo stile di vita e produttivo di tutti. Perché preoccuparsi degli impatti sull’ambiente? Perché se distruggeremo la natura, la natura ci distruggerà. La motivazione ad agire per diventare realmente sostenibili è in primis antropocentrica, ma anche rispettosa della biodiversità e dell’ecosistema che abbiamo ereditato dai nostri avi e che gestiamo in prestito dalle future generazioni.

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