È l’itinerario del Sentiero europeo E7, il cui tratto scaligero è stato di recente sistemato dai volontari della Federazione italiana escursionismo per renderlo percorribile agli appassionati di escursioni in montagna

Hanno lavorato tutta la scorsa estate i venti volontari della Federazione Italiana Escursionismo (Fie) per rendere percorribile e sicuro il tratto veronese del Sentiero europeo E7. Percorso che nasce lontano, nelle Canarie, e attraversa l’Italia sfiorando la Lessinia, per proseguire fino alle coste del Mediterraneo ellenico.
«Si tratta di uno dei dodici sentieri riconosciuti dall’European ramblers association» premette Maurizio Boni, presidente del Comitato regionale veneto della Fie. Di questi, «ben sei transitano per la nostra nazione, quattro per il Triveneto e due solcano l’altopiano della Lessinia, incontrandosi tra loro». Sono i sentieri E5, i cui padrini sono Franco ed Helene Cuoghi affiancati dalla figlia Claudia (vedi intervista su Pantheon 42, ndr), ed E7, tenuto ufficialmente a battesimo nel 1990 a Passo Pelegatta, presso il rifugio Pompeo Scalorbi, dallo stesso Boni con la moglie Maria Grazia Comini assieme ai vertici di Fie ed Era e da Teresio Valsesia, già vicepresidente generale del Cai.
Il progetto iniziale affidato dalla European ramblers association alla Federazione Italiana Escursionismo del Veneto, spiega, «prevedeva il passaggio del percorso a nord, sul Pasubio. Fu iniziativa mia e di mia moglie inaugurare un incrocio con l’E5 in una zona più vicina, quale il gruppo del Carega». Lavoro che proseguì lentamente, a causa anche della varietà di normative che riguardano la sentieristica e variano da una Regione all’altra. «In due riuscimmo a disegnare il percorso per quasi tutto il Veneto, ma segnarlo con le tabelle di legno sarebbe stata un’impresa impossibile» ammette. Col passare degli anni, e l’aiuto delle moderne tecnologie, l’operazione è stata completata grazie al coinvolgimento dei volontari del Comitato regionale veneto il cui sogno nel cassetto è ora realizzare una guida dedicata al percorso.
Dal passato si arriva all’oggi, dove sul tratto lessinico dell’E7 operano tre segna-sentieri europei: i due pionieri e Giuseppe Franchi, supportati da uno stuolo di aiutanti-volontari dalle diverse età e tutti accompagnatori escursionistici esperti di montagna. Si mettono in movimento all’avvio della stagione escursionistica, per controllare che il percorso sia agibile e opportunamente segnalato.
Purtroppo, nemmeno ad alta quota, la maleducazione è assente: «posizionata a primavera, la tabella presente sul Corno d’Aquilio è stata distrutta prima dell’autunno dello stesso anno» fa notare, senza nascondere la delusione. Eppure, un sentiero ha un valore storico-culturale: «negli anni Settanta, quando l’Europa era ancora divisa, quando la cortina di ferro non permetteva di conoscere le culture e le genti dell’est, iniziò a diffondersi il concetto: “Camminare oltre le frontiere”. Fu il primo motto dell’Era». Ora parlare di sentieri europei sembra anacronistico, aggiunge, «ma non bisogna dimenticare che esistevano prima dell’Europa unita e rappresentano il valore dell’unità raggiunta. Lavoro che non è ancora concluso se si pensa al Sentiero E12 che toccherà tutte le coste del mare Mediterraneo. E Paesi come Turchia, Israele, Albania hanno aderito…».
Camminare lungo questi percorsi ha, insomma, un fascino particolare. Specie se gli itinerari sono variegati nei paesaggi. Il sentiero E7 parte a Valverde sull’isola El Hierro; riprende a Lisbona, in Portogallo; attraversa il cuore della Spagna, sfiorando Madrid, e scavalca i Pirenei per giungere ad Andorra e proseguire in Francia. Tocca il Principato di Monaco, sfiora ancora la Francia, e fa tappa in Italia a Ventimiglia, tenendo salda la rotta da ovest a est. Passa da Piacenza e, lungo gli argini del Po, giunge nelle terre alte di Bergamasco e Bresciano, scendendo verso il Garda. Dalla sponda lombarda riprende a Malcesine per risalire le pendici del Baldo dove si divide in due tronchi: trentino e scaligero. Quest’ultimo percorre la cresta del Baldo, raggiunge Rifugio Telegrafo, scende in Val d’Adige, risale i Lessini a Fosse e s’incammina tra i pascoli lungo i cordoni fino al Carega, prima al Rifugio Passo Pertica e poi allo Scalorbi, dove incrocia l’E5. Nel Vicentino supera le creste dell’Ortigara e la Valsugana. Dopo il Brenta, risale il Monte Grappa e scende a Vittorio Veneto; riprendere quota e attraversa il Friuli in direzione Caporetto. Lasciati i confini italiani, il sentiero raggiunge la Slovenia, entra in Croazia per passare Ungheria e Serbia; continua in Macedonia verso la Grecia e si conclude sulle coste del Mediterraneo ellenico.