Verona ha sempre saputo raccontare la sua storia e le sue origini senza tanti giri di parole, dal periodo romano a quello scaligero, dal periodo austriaco a quello contemporaneo: i monumenti, gli edifici e le stesse mura che racchiudono la città ne testimoniano un passato glorioso in qualsiasi epoca. E parte di questo passato si trova tuttora sotto di noi, sepolto da secoli di progressi, costruzioni e, talvolta, di indifferenza.

La “piccola Pompei” di Verona

Nell’ultimo anno e mezzo, al di là della pandemia di Sars-Cov-2, Verona e la sua Provincia sono state protagoniste di scoperte archeologiche sensazionali, alcune delle quali hanno avuto un’eco internazionale. E diversamente non poteva essere per il magnifico albergo romano ritrovato sotto l’ex cinema Astra in via Oberdan, a due passi dal centro storico di Verona. La scoperta di questi incredibili resti era già stata fatta tra il 2004 e il 2005, ma gli scavi sono ripresi solo a marzo 2021, rivelando un vero e proprio edificio, risalente al II secolo, straordinariamente conservato. Una “piccola Pompei”, come l’ha definita l’archeologa della Soprintendenza di Verona Brunella Bruno, i cui magnifici affreschi e anche alcuni mobili sono ancora intatti e visibili nonostante l’incendio che, probabilmente, aveva distrutto la struttura.

«Doveva essere un albergo di lusso – ha spiegato il Soprintendente di Verona Vincenzo Tinè – perché il livello delle rappresentazioni musive, il riscaldamento a pavimento e a parete, e la suddivisione degli spazi in cubicula fa pensare a questo. L’incendio può essere stato provocato dall’imperatore Galieno che decide di sacrificare tutte le strutture residenziali, alberghiere, produttive che erano immediatamente fuori dalle mura per creare una fascia di sicurezza dagli attacchi come si farà poi nel medioevo».

Quanto al futuro di questo incredibile edificio, rinvenuto grazie agli scavi di cui si sono fatti carico i proprietari dello stabile, farà parte di un centro commerciale a tre piani. L’area di interesse archeologico resterà visibile grazie a un pavimento di vetro calpestabile e sarà accessibile al pubblico. 

I mosaici tra i vigneti di Negrar

Analoga meraviglia è la cosiddetta Villa dei Mosaici a Negrar, immersa tra i filari dei vigneti appena fuori dal paese, oggetto di studio dal 1922, quando l’archeologa Tina Campanile, per incarico della Soprintendenza ai Musei e agli Scavi del Veneto, indagò un’area di circa 270 mq rinvenendo mosaici pavimentali policromi. Da allora le scoperte si susseguirono negli anni, fino a quando dal 2017 fu avviata un’indagine sistematica che nel 2020 ha portato alla luce parte della pavimentazione e delle fondamenta della villa romana, rivelando un’ampiezza planimetrica inaspettata all’interno dei terreni di proprietà dell’Azienda Agricola La Villa di Benedetti Matteo e Simone e della Società Agricola Franchini srl. La scoperta, che ha spinto il Ministero della Cultura a dichiarare il sito di “interesse culturale particolarmente importante”, ha fatto il giro del mondo destando ammirazione. L’obiettivo è quello di renderla patrimonio condiviso con i cittadini e valorizzarla in ottica turistica con percorsi e strutture per la visita del sito.

Gli scavi in Arena

Ma anche il monumento più conosciuto di Verona, l’Arena, in quest’ultimo anno ci ha regalato delle sorprese: sotto due arcovoli, nel dicembre 2020 e nel giugno 2021, durante i lavori di restauro dell’anfiteatro, sono stati rinvenuti quattro scheletri. Il primo, appartenente a una donna, risale tra il III e il VI secolo dopo Cristo. Poco meno di un mese fa, invece, sotto l’arcovolo 10, sono stati trovati i resti di tre persone, probabilmente un uomo e due adolescenti, risalenti al XII secolo, e non si esclude che presto possano emergere ulteriori ritrovamenti con il prosieguo dei lavori.

D’altronde le fondamenta di Verona poggiano sulla storia e questo la rende, come dicevamo all’inizio, un tesoro ancora tutto da scoprire e da custodire come il più splendido dei musei.

Articolo precedente“Giovani per la sostenibilità”, presentato il progetto
Articolo successivoFondazione Aida vince il Premio Impavidi 2021