Aitsm aiuta le persone con il dialogo

Trasmettere fiducia e speranza attraverso la parola e l’ascolto.

Da oltre trent’anni, è l’impegno dell’Associazione italiana per la tutela della salute mentale al fianco delle persone che convivono con il disagio psichico e possono trovare sostegno nei gruppi di auto mutuo aiuto.

di Marta Bicego

DAVANTI ALLA malattia mentale, c’è una risorsa chiamata dialogo. Non è scontato quando si ha a che fare con il disagio psichico. Da una parola pronunciata al momento giusto può nascere la forza per guarire dalla vergogna e dalla negatività, talvolta dalla paura; può innescarsi quella scintilla che sostiene il malato, e quanti se ne prendono cura, permettendogli di uscire dalla solitudine dell’emarginazione.

Stati d’animo che alla sezione scaligera dell’Associazione italiana per la tutela della salute mentale (AITSaM) sanno ormai riconoscere al primo sguardo in chi bussa alla loro porta per trovare un sostegno. Diffusa a livello nazionale, la Onlus è presente a Verona dal 1985 ed è composta in parte da malati e soprattutto da familiari che si sono trovati, loro malgrado, a convivere con le patologie psichiatriche dei propri cari.

Ci sono genitori, spesso non più giovani, il cui figlio risiede in una comunità protetta e combattono con il senso di colpa. Ci sono madri che portano da sole il carico di un dolore enorme. Esistenze che si incrociano nella sede al civico 6 di via Bertoni: qui ogni primo e terzo venerdì del mese, dalle 15 alle 18, varie persone si incontrano e confrontano prendendo parte ai gruppi di auto mutuo aiuto.

E, visto che le richieste sono in aumento, «talvolta ci si trova la sera, il giovedì alle 20. Un gruppo serale è nato di recente pure ad Affi», spiega la presidente Alda Perosin. «Noi ci siamo», sembra ribadire tra tante riflessioni, ricordando che l’associazione garantisce anche ascolto telefonico (ai numeri 045.8014166 e 348.1083917) a chi ha difficoltà di spostamento.

GLI OBIETTIVI dell’AITSaM sono molteplici: dar voce alle sofferenze per far sì che non si trasformino in isolamento; far conoscere le leggi che tutelano i malati e suggerire come rapportarsi con i servizi socio-sanitari; ribadire che i farmaci non possono essere l’unica terapia per “sedare” i problemi. Non ultimo, portare avanti una rivoluzione culturale per sconfiggere lo stigma: il giudizio negativo che nella società si traduce in disprezzo o timore verso chi è considerato “diverso” e finisce con l’essere etichettato come “matto”.

In tal senso, c’è molto lavoro da fare, perché negli anni poco è cambiato: «La malattia mentale è ancora difficile da accettare. Lo testimonia il fatto che molti arrivano da noi quando la situazione è grave e si trascina da anni. Davanti a una diagnosi, la reazione è chiudersi in se stessi. Ciò che suggeriamo è invece uscire allo scoperto e lasciarsi aiutare».

Quella psichiatrica, ribadisce Perosin, «è una patologia uguale a tutte le altre. Non deve essere vissuta con vergogna, ma si deve affrontare con consapevolezza». E incalza: «Servirebbero percorsi terapeutici su misura, sostegno psicologico, opportunità lavorative e programmi di inserimento sociale mirati». In tale direzione la Onlus indirizza le energie: «Stiamo pensando di aprire, in collaborazione con la cooperativa sociale Panta Rei, una stireria che dia occupazione a chi è affetto da disagio mentale», anticipa.

Piccoli passi, chiosa, «per far sentire la nostra presenza». Il disagio mentale, conclude, «è una grande povertà e come tale è un’invocazione di vita. Si ha paura di parlarne perché è una sofferenza dell’anima e ci pone un interrogativo sul senso della vita. L’esperienza di questi decenni ci conferma tuttavia che la vicinanza, l’amicizia, l’affetto, la partecipazione sono il migliore aiuto per superare paure, disagio, solitudine. Trasmettere fiducia, riaccendere la speranza e la voglia di aggrapparsi alla vita è il nostro impegno primario».

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