Moto storica

Antonio Bighignoli ha un armadio pieno delle divise appartenenti all’esercito italiano, russo, tedesco, americano e inglese. È il presidente dell’associazione culturale di rievocazione storica “Vivere la storia”, nata nel 2011, unisce 31 persone appassionate della Seconda Guerra Mondiale. L’obiettivo? Far  scoprire alle nuove generazioni cos’è accaduto nel passato, con visite nella sede-museo, coinvolgendo i bambini nelle diverse attività didattiche. Al centro, ovviamente, la rievocazione degli eventi bellici avvenuti a Verona e nella provincia negli anni Quaranta.

di Ingrid Sommacampagna

Un viaggio nella guerra per non dimenticare. È così che attraverso le rievocazioni di “Vivere la storia” veniamo catapultati negli anni ’40, tra uniformi, equipaggiamenti e mezzi curati nei minimi dettagli, per rivivere nel presente la Seconda Guerra Mondiale. Antonio Bighignoli, 50 anni, è il presidente dell’associazione ed è, da sempre, un appassionato di storia; ha fatto la leva militare nel 1986-87 a Vicenza con gli americani e da 30 anni è un agente di commercio nel settore dell’utensileria.

Da quando ha questa passione per la storia?

Fin da quando sono piccolo raccoglievo modellini, giornalini di guerra e guardavo documentari di storia. Poi sono passato al collezionismo vero e proprio, dedicandomi alla Seconda Guerra Mondiale.

Quali uniformi e mezzi avete?

Le uniformi indossate diventano pezzi da museo viventi. Portare rispetto è d’obbligo perché sono state sulla pelle di chi è morto per un ideale. Le divise appartengono all’esercito italiano, russo, tedesco, americano e inglese; io ne ho un armadio pieno, tra cui, di originali, tre italiane, cinque americane e una tedesca. Molta della nostra attività ruota attorno ai mezzi, tutti funzionanti; tra questi, il Dodge autocarro leggero del 1942, la Bmw Sidecar Dak del 1942 e la Jeep Willys del 1943, veicoli della mia collezione privata.

Dove si trova la vostra sede?

Nel Forte Prinz Rudolph, (Forte Lugagnano), costruito dagli Austriaci nel 1860 che fa parte della seconda cerchia di forti staccati a protezione della città di Verona, all’epoca piazzaforte di primaria importanza nella difesa dell’Impero Asburgico. Questo forte, come il gemello (forte Gisella), era tra i più muniti e conteneva circa 450 uomini. Nel 1866 divenne di proprietà del Regio Esercito, cadendo poi in disuso. Noi abbiamo liberato gli spazi, installato gli impianti elettrici e dato vita alla nostra sede-museo.

Perché una sede-museo?

Nel 1994 sono andato sulla Côte de Nacre in Normandia per ripercorrere il tragitto degli eserciti durante il famoso sbarco. Lì ho visto come i musei siano concepiti in maniera dinamica e per questo motivo la nostra sede unisce più potenzialità. Ogni associato ha portato cimeli e collezioni, ricreando ambienti e scenari della Seconda Guerra Mondiale, con la presenza di diorami fissi e foto inedite che documentano una Verona sotto bombardamenti. Nelle rievocazioni portiamo le testimonianze di un tempo, libere dalle tragicità, che vanno comunque sottolineate. Durante le rievocazioni simuliamo i bombardamenti e i combattimenti, con suoni e rumori, mostrando anche la vita quotidiana dei civili.

Qual è il vostro appuntamento più importante?

“La storia nella fortezza”, già alla terza edizione, che si svolge a maggio, al Forte Rudolph. Quest’anno abbiamo aggiunto nuove attività, inscenando tre volte al giorno un’imboscata ad un convoglio di mezzi, con scene di combattimento simulato e recupero feriti. Per i bambini sono stati allestiti dei banchi d’epoca con dei giochi degli anni ’40, come le famose Paper Dolls, gli aerei di carta, la  battaglia navale e il tiro al bersaglio con la balestra. A seguire musica e balli d’epoca. Durante l’evento è stato indetto il concorso fotografico “La tua foto ha fatto centro”, con la partecipazione di molti appassionati di fotografia veronesi e bellunesi, premiati alla rievocazione di Villa del Parco a Bosco Chiesanuova il 15 ottobre scorso.

Quali altre attività svolgete?

Organizziamo visite guidate di gruppo su prenotazione, ma vista la nostra vena didattica, vorremmo aprire la nostra sede alle scuole e al resto del pubblico, perché la rievocazione è un’arte che insegna e fa rivivere gli eventi con lo stesso spirito di quei tempi.

www.viverelastoria.it