Roberto Zampieri, operatore cinofilo di Asparetto di Cerea, alle spalle 23 anni di esperienza con cani ricerca persone, ha ideato Progetto Serena, grazie allo spunto di Anna Butturini, una paziente diabetica. Il progetto ha lo scopo di preparare cani d’allerta di qualsiasi razza in caso di calo (IPO) o crescita (IPER) di glicemia per i loro padroni diabetici, avvertendoli e, se non rispondono, avvisando i loro parenti. La formazione avviene  presso Villa Arvedi di Grezzana, nella parrocchia di San Giovanni Evangelista e nelle abitazioni dei pazienti.

Diabete e cani. Quale legame può intercorrere tra questi due elementi? È risaputa la simbiosi e l’empatia che può instaurarsi tra il cane e l’uomo, che ne trae grossi benefici a livello fisico e psicologico. Bisogna, però, saper prendersi cura di un quattro zampe, donando affetto nella completa certezza che si riceverà in cambio un amore incondizionato che durerà per sempre. È da questi presupposti che in Roberto Zampieri è nata la volontà, grazie all’input di Anna Butturini, una paziente italo-americana diabetica da 41 anni, di creare un progetto che li formasse per l’allerta ipo/iper glicemia a supporto dei pazienti diabetici. Zampieri, dopo una prima fase di sperimentazione ha cercato un amico a quattro zampe per la signora Butturini di nome Red. Quando Anna andava in ipoglicemia dava le sue camicie impregnate di sudore a Roberto per poi sperimentare la capacità olfattiva di Red. Nelle crisi ipo e iper del diabete, infatti, vengono emesse delle particelle acetoniche ed ormonali che vengono espulse con le urine e con l’alito, dunque questo è lo strumento che viene offerto per poter effettuare il lavoro inserendo le garze impregnate della saliva (prelevata durante gli attacchi, ndr) del paziente in campioncini. Questi ultimi vengono raccolti e proposti al cane in fase di ricerca “ludica”, che deve riuscire ad individuarli (senza segnalare in caso di normalità). Nel caso di Anna le prime segnalazioni inconsapevoli nascevano quando il cane si accorgeva del malessere della sua padrona, andandole vicino e leccandole le mani e se non rispondeva allertava il compagno. Qui è stato importante spiegare al cane di segnalare questo stato ogni volta che se ne rendeva conto, motivandolo e premiandolo. È importante che sia il cane a scegliere la modalità della segnalazione (che sia abbaiando, leccando o grattando, ndr). «Red è stato l’input positivo per formare altri cani, in totale 11, come Jago, e Briquet. Ho scritto un protocollo di 50 pagine con linee guida strutturate di esercizi e considerazioni, che si differenziano dagli altri tipi di condizionamenti impartiti da altre scuole di pensiero sull’educazione del cane, lavorando sulla relazione tra animale e uomo affiancato da un istruttore, creando un rapporto familiare, collaborativo, rispettoso, che sia costante. I risultati ottimali sono convalidati da: diari glicemici, esami dell’emoglobina glicata ogni tre mesi, testimonianze dei pazienti e istruttori, video e misurazioni stick», spiega Roberto.

«L’aiuto da parte di un cane è ciò che mancava nella cura del diabete ed è psicologicamente vantaggioso prendersi cura di un quattro zampe, portarlo in passeggiata,  abbattendo la pigrizia; la tua vita cambia completamente ed è ovvio che, sentendosi più sicuri, pure la salute migliora», afferma Roberto Casale, di 53 anni e da 30 diabetico, proprietario di Jago da 8 mesi, ritenuto da lui un angelo custode.«È stato un momento difficile per tutta la famiglia perché ci siamo confrontati con una malattia che non conoscevano, ma grazie all’arrivo di Briquet siamo più tranquilli visto che previene i cali segnalandoli già a 90 ( i valori normali di glicemia sono compresi nel range dagli 80 ai 140, ndr) ma anche l’aumento, e a distanza di mesi si possono notare glicemie più stabili», spiega Monica, madre di Alberto Biasi, tredicenne diabetico da circa 2 anni.

«Stiamo aspettando una risposta da Venezia per diventare una Onlus. Il progetto è su base volontaristica ma si prevede un rimborso spese durante le trasferte e una tessera che dura per tutta la vita del cane. Roberto, io e altri preparatori, ci rechiamo attualmente in 5 abitazioni di diabetici al lunedì, mentre al giovedì siamo nella parrocchia di San Giovanni Evangelista e al sabato in Villa Arvedi. C’è l’interesse al nostro progetto da parte di scuole, dell’Associazione Diabetici Alto Adige e di un medico, Mario Carrano, della Diabetologia di Salerno. Vengono fatti incontri in diversi paesi e fuori dal Veneto e a San Martino Buon Albergo è stato presentato nei “Giovedì della salute”, promosso insieme all’Associazione Giovani e Diabete di Verona con l’intervento di Claudio Maffeis, responsabile del reparto Diabetologia pediatrica di Borgo Trento», spiega Elisa Arvedi, Presidente di Progetto Serena, e nipote di Alda Bertani Arvedi che ha messo a disposizione gli spazi della villa per la formazione dei cani.

 

Per info: progettoserena2014@libero.it.