Andrea Ferrero (maglia bianca) all'arrivo a Messina, insieme agli altri fisioterapisti

Il progetto del più lungo trekking del mondo, denominato Va’ Sentiero, aveva l’intento di far conoscere il Sentiero Italia, un percorso realizzato tra il 1983 e il 1985 dai volontari del Club Alpino Italiano ma che poi, come tanti tesori della nostra Italia, è finito nel dimenticatoio.

 “Va’ Sentiero”, partito nell’estate 2019, ha attraversato 20 regioni, con 600.000 metri complessivi di dislivello e oltre 3.000 camminatori di 16 Paesi che hanno preso parte ad almeno qualche tratto delle 365 tappe: età minima 4 anni, massima 82. Il trekking ha subito una battuta d’arresto solo nel 2020 e nella prima parte del 2021, nei mesi di lockdown dovuti alla pandemia. L’iniziativa ha visto la partnership di EOM, che lungo il percorso ha prestato i suoi fisioterapisti osteopati, a disposizione dei compagni di viaggio con trattamenti in caso di necessità. Nei momenti di break i professionisti, usciti da master post laurea o percorsi di cinque anni di studio a EOM, hanno dato anche informazioni su temi e problematiche più comuni legati al trekking: dolori frequenti, postura, gestione del carico dell’apparato scheletrico e così via.

Andrea Ferrero, fisioterapista professionista, 32 anni, laurea in fisioterapia e percorso didattico di cinque anni a Eom in osteopatia a Mozzecane, è entusiasta. «È stata un’avventura bellissima, che si è conclusa con l’ultima tappa in Sicilia, con arrivo a Messina – dice-. Io ho preso parte a una ventina di tappe, camminando per circa 500 chilometri,  e coordinato altri fisioterapisti osteopati che hanno partecipato alle tappe nei loro territori di residenza o hanno dato la disponibilità dei loro studi in caso di problematiche fisiche. Abbiamo dormito nelle più svariate sistemazioni: dalla tenda agli ostelli, dagli oratori alle case di persone incontrate lungo il cammino. La cima più alta raggiunta è stata Pizzo Scalino, in Lombardia, a 3.323 metri; la tappa più lunga è stata nella zona del Monviso, in Piemonte, dove abbiamo camminato per 41 chilometri. Le problematiche che abbiamo affrontato sono state quelle alla schiena, dovute al sovraccarico dello zaino portato sulle spalle per ore, così come le conseguenze di traumi come le distorsioni. Come fisioterapisti abbiamo appreso la capacità di adattarsi a circostanze diverse da quelle dello studio, dalle brande ad altre condizioni di fortuna. Una lezione importante, che ci aiuterà a mantenere concentrazione e lucidità in ogni situazione in ambito professionale».

Concorda Andrea Turrina, socio fondatore e direttore di EOM Italia: «E’ stato un laboratorio esperienziale ineguagliabile per i nostri studenti, che va ad aggiungersi al master universitario in osteopatia o all’intero percorso formativo in osteopatia della durata di cinque anni, spalancando le porte a innumerevoli possibilità nell’universo professionale. Molti nostri ex studenti sono oggi fisioterapisti di importanti realtà sportive, dal calcio al rugby. Proprio per offrire ai laureati in fisioterapia con percorso formativo in osteopatia un’importante esperienza professionale all’interno del mondo sportivo abbiamo aderito anche quest’anno a “Osteopatia a due ruote”, scendendo in pista con i nostri studenti al servizio dei piloti di motociclismo nei circuiti di Coppa Italia e del Campionato italiano di velocità».

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