Operativo sul territorio comunale di Verona, il Centro per l’Affido e la Solidarietà Familiare costituisce un aiuto prezioso per i bambini e le famiglie che vivono situazioni di difficoltà o che necessitano di un appoggio. Organizzato in equipe territoriali distribuite sul territorio veronese, si occupa di conoscere, seguire da vicino e sostenere la famiglia che accoglie il bambino.

La famiglia è il nucleo fondamentale su cui ruota tutto il nostro essere, dal momento in cui veniamo al mondo a tutto il percorso di crescita personale. Nel caso di particolari situazioni di difficoltà e di bisogni affettivi o educativi, esistono forme temporanee di aiuto e sostegno: l’affido ne è un esempio.
Da una decina di anni, con l’istituzione del Centro per l’Affido e la Solidarietà Familiare che conta le sue sedi in tutte le 8 Circoscrizioni, il Comune di Verona offre alle famiglie proprio questo servizio. La dottoressa Sara Maria Terziotti, assistente sociale attiva nel Centro Sociale Territoriale (CST, ndr) che comprende la 6°, 7° e 8° Circoscrizione, e nel C.S.T. della 4° e 5°, si occupa di affido insieme con altri colleghi e in stretta collaborazione con un team di psicologi. Come racconta infatti, «siamo organizzati in due equipe suddivise tra le Circoscrizioni e formate da un’assistente sociale che lavora a stretto contatto con una psicologa. Il nostro lavoro è su due livelli: l’informazione e la sensibilizzazione rispetto all’affido familiare e alla solidarietà, tramite una serie di incontri con il pubblico e con le associazioni, e un lavoro diretto con le famiglie affidatarie, ovvero disponibili ad accogliere un bambino in affido». Un grande lavoro che si avvale della collaborazione e coordinazione di esperti in materia.
L’affido comincia in modo graduale: «le famiglie possono contattare le sedi del servizio sociale e chiedere informazioni, avvicinandosi a noi progressivamente. Una volta offerta la loro disponibilità, comincia la fase di conoscenza attraverso una serie di colloqui, in un primo momento con noi, e in seguito tra la famiglia originaria del bambino e quella affidataria». Per realizzare l’affido, il Centro si occupa di promuovere la cultura dell’accoglienza preparando e sostenendo di continuo gli affidatari. Infatti, prosegue la dottoressa, «ci occupiamo di organizzare dei corsi di preparazione, lungo un percorso al termine del quale le famiglie diventano una vera e propria risorsa, ed entrano a far parte di una “banca dati”. Ciò significa che scattiamo loro una “fotografia” che ci permette poi di abbinare la richiesta di bisogno alla loro risorsa». L’incontro tra il bisogno e la risorsa si definisce “fase di abbinamento” nella quale, «la famiglia che accoglie il bambino, si impegna ad assicurare un’adeguata risposta ai suoi bisogni, che possono essere affettivi, educativi, di mantenimento o di istruzione. In questa fase», prosegue la dottoressa, «l’affido è “duttile”, dal momento che non si presenta in un’unica forma. Siamo in presenza di un affido “a tempo pieno” quando il minore vive stabilmente con la famiglia affidataria, “a tempo parziale” o “diurno” quando necessita degli affidatari per il fine settimana o per le vacanze, o anche solo per qualche ora al giorno, per poi fare ritorno nella famiglia di origine. Il fine dell’affido infatti non è l’adozione, che funziona diversamente, ma è il rientro del minore nella famiglia di origine».
Come precisa la dottoressa, «l’affido può durare da pochi mesi a qualche anno, fino a quando ce n’è bisogno. Possono diventare affidatarie le coppie con o senza figli, sposate o conviventi, ma anche persone singole, senza limiti di età o di reddito. Tramite una serie di riscontri in itinere, possiamo verificare se la questione che ha determinato il bisogno e per cui si è deciso l’affidamento, è stata risolta». Caratteristica dell’affidamento è inoltre il continuo contatto tra la famiglia affidataria, e quella d’origine. Infatti, «la famiglia affidataria diventa una risorsa su cui contare, e non una famiglia che si sostituisce alla loro».
Il Centro per l’Affido si occupa anche di solidarietà familiare, e dall’ottobre 2012 ha all’attivo il progetto “Una famiglia per una famiglia”, una forma di intervento pensata per sostenere le famiglie che vivono un periodo di difficoltà nel gestire la propria vita quotidiana, e nell’educazione dei figli. «Si tratta di un affiancamento solidale che mira alla prevenzione creando una rete di sostegno, al fine di scongiurare l’allontanamento del bambino dalla famiglia di origine».

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