Un Grande Castelvecchio, lontano dalle carenze strutturali e dai perimetri spaziali che, oggi, ne penalizzano le potenzialità. Ha questi tratti la fantasia molto concreta che anima la “Civica Alleanza per un Grande Castelvecchio”.

Un comitato costituito da voci diverse che conta enti ma anche soggetti privati, erede e portavoce della proposta preliminare messa nero su bianco, nei mesi scorsi, in una vera e propria pubblicazione (Fantasie per Castelvecchio. Una proposta per l’ampliamento del museo civico curata da Maurizio Cossato e Alberto Vignolo). L’obiettivo della rete civica? Spingere «per la crescita organica del principale museo civico della città», allargandolo a tutto il complesso monumentale e adeguandolo agli standard contemporanei di fruibilità e accessibilità.

«Il nostro ruolo è quello di indicare l’esigenza di un ampliamento attraverso la presentazione e la diffusione di studi volti a illustrare le ricadute positive sia a carattere culturale che economico» spiega il presidente del neonato comitato Stefano Dindo che spera così di rendere concreto quel balzo in avanti sempre auspicato, tra servizi didattici e requisiti minimi di accoglienza ancora, per quanto riguarda il principale museo cittadino, da soddisfare. Le realtà che hanno aderito alla rete civica (oltre all’Ordine degli Ingegneri e all’Ordine degli Architetti, gli Amici dei Musei Civici di Verona, Italia Nostra-Sezione di Verona, Verona Polis, River-Primavere Urbane, Magis – in particolare per le esigenze delle persone disabili – e numerosi semplici cittadini) sono forti di una progettualità precisa. La proposta trova, infatti, spazio di adeguata riflessione nel citato volume (Fantasie per Castelvecchio. Una proposta per l’ampliamento del museo civico).

Il presidente del Comitato Stefano Dindo

L’esame delle planimetrie del castello restaurato e allestito da Carlo Scarpa non lascia dubbi.  La superficie occupata dal Circolo Ufficiali – per quanto concerne il piano terra – «è addirittura superiore a quella occupata dal museo». Senza soffiare sulla polemica attorno al trasferimento dell’istituzione militare (che da 91 anni abita parte del complesso, anche se la permanenza era stata, all’epoca, concessa in via transitoria) Dindo chiarisce che «il museo non si può ricollocare. Si può allargare solo lì». Il castello dimezzato di oggi, con più spazi a disposizione, potrebbe trovare così una ricomposizione unitaria, offrire servizi aggiuntivi e ripensare anche le sezioni espositive. I numeri in costante crescita dell’affluenza costringono ad un ragionamento in questo senso: circa 140mila visitatori nel 2015 e i 161mila dell’anno successivo disegnano una parabola ascendente per il nostro principale museo civico.

Non mancano gli assist dalla politica «Lo dice il buon senso e lo confermano gli studi sul marketing territoriale – scrive in una nota il consigliere comunale di Traguardi – Verona Civica Tommaso Ferrari – il rilancio del sistema museale veronese passa necessariamente da un ampliamento del principale museo cittadino, che da troppo tempo attende spazi nuovi per rendere i suoi servizi al passo coi tempi. Un Grande Castelvecchio sarebbe finalmente un museo accessibile, perché ascensori a norma non si possono costruire altrove; un museo a misura di famiglia, con sale per una didattica innovativa; un museo come luogo da vivere tutti i giorni, per tutti, perché oltre alla collezione permanente metterebbe a disposizione dei visitatori una splendida area verde in centro storico, un bar-ristorante con un’impagabile affaccio sull’Adige, un percorso sui camminamenti finalmente completo».

La “Civica Alleanza per un Grande Castelvecchio”, alla quale può aderire chiunque abbia a cuore il futuro culturale della città, non tralascia di ricordare anche l’architettura affettiva che sorregge il progetto. «L’amore per Verona, per il suo museo che rappresenta parte della nostra identità collettiva. – ricorda Dindo – Visto che di amore si tratta, riusciremo a superare ogni ostacolo».