farah

Ieri è stata accolta ed ascoltata in questura a Verona. Farah sta bene, ma la ricostruzione di quello che è successo è d’obbligo, a partire dai messaggi di denuncia inviati alle amiche, fino all’aborto in Pakistan.

Ieri mattina è atterrata a Malpensa e ad attenderla c’erano gli investigatori della squadra mobile. Arrivava dal Pakistan, Farah Tanveer, la veronese di origini pakistane che ha denunciato di essere stata portata in Pakistan contro la sua volontà, e di essere stata costretta dai suoi familiari ad abortire. Da Malpensa la diciannovenne è stata accompagnata in questura a Verona, dov’è stata ascoltata. Cinque ore, intense, durante le quali ha avuto modo di raccontare tutta la vicenda al Capo di Gabinetto Giuseppe Schettino, e al comandante capo Bruno de Santis. “Farah è in buona salute”, riferiscono alla conferenza stampa, nel primo pomeriggio, “quello che resta da verificare è se l’aborto è stato voluto o sotto costrizione”

Una vicenda delicata che ha coinvolto la Farnesina e l’ambasciata italiana a Islamabad. Ora restano da ascoltare i i familiari, naturalmente, le amiche, le insegnanti. Da loro infatti erano partiti i primi segnali d’allarme, dai messaggi ricevuti da Farah, con un telefono diverso da quello che usava di solito, perchè il suo le era stato sequestrato dai genitori. Farah aveva già denunciato il padre alla polizia per maltrattamenti a settembre dello scorso anno, poi a gennaio era partita per il Pakistan. Ora vive in una struttura della Polizia e la sua incolumità non sarebbe a rischio. Quello che le resta da fare adesso è rimettersi al passo con gli studi per gli esami di maturità, ai quali potrebbe essere ammessa, nonostante il lungo periodo di assenza da scuola

banner-gif
Articolo precedenteRimandato a settembre il convegno universitario sui migranti Lgbti
Articolo successivoQuell’amore che non è mai prematuro