“Fede sindaco”. Questo l’eco delle grida che stanno avvolgendo Palazzo Barbieri da qualche ora. Silenzio e facce scure, invece, nella sede di Fare! dove si è consumata la fine della decade di Flavio Tosi. Con il 58,11% di voti, il dodicesimo sindaco di Verona è Federico Sboarina.

Un divario netto che la coalizione di centrodestra di Federico Sboarina non credeva neanche di poter auspicare. L’assenteismo da una parte con un dato di affluenza fermo al 42, 39%, dall’altra le tante schede nulle (3.155) hanno favorito il candidato di sintesi per Battiti, Lega Nord, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Verona Domani. L’appoggio ufficiale di Michele Croce di Verona Pulita al centrodestra dell’avvocato (ex An) ha penalizzato di certo la senatrice tosiana Patrizia Bisinella che ha potuto contare su un supporto tardivo e insufficiente del Partito Democratico e ha, invece, dovuto subire il voto di protesta di una parte dei pentastellati e della sinistra di Michele Bertucco.

Federico Sboarina si è detto pronto a lavorare al massimo per la città di Verona. Ha assicurato che i livori  che hanno  infiammato la campagna elettorale più avvelenata della storia sono già alle spalle. Grande la delusione del sindaco uscente. Flavio Tosi aveva sognato che il suo capolavoro politico, ovvero quello di candidare la compagna senatrice e riuscire a portare a casa il secondo turno, potesse superare la graticola del ballottaggio come nel 2002 aveva fatto Paolo Zanotto, stravolgendo i dati del primo turno.  Invece Patrizia Bisinella si è fermata al  41, 89% riconfermando i voti dell’11 giugno.

 

 

 

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