A nove giorni dall’anniversario della tragedia della Grenfell Tower, ha preso il via il 29 maggio scorso la Commissione d’inchiesta londinese per chiarire le cause e i responsabili del rogo che ha tolto la vita a 72 persone, tra cui i giovani architetti veneti Gloria Trevisan e Marco Gottardi. E proprio la legale della famiglia Trevisan, Maria Cristina Sandrin, ci ha raccontato lo straziante iter che l’ha portata a fornire prove determinanti su come i due ragazzi e tutte le vittime dell’incendio si sarebbero potuti salvare.

“Grazie di tutto, sto per andare in cielo, vi aiuterò da lassù”. Sono parole che un genitore spera di non sentire mai pronunciate da un figlio, eppure sono gli ultimi istanti di vita catturati dall’ultima telefonata alla madre da parte di Gloria Trevisan, una delle vittime del terribile rogo che, il 14 giugno 2017, ha avvolto senza pietà la Grenfell Tower di Londra.

Situata a North Kensington, dai suoi 67 metri di altezza il grattacielo dominava il quartiere ospitando famiglie, studenti e coppie, che non potevano permettersi gli affitti astronomici di Londra, a prezzi accessibili. E in questa council house vivevano anche Gloria Trevisan e il fidanzato Marco Gottardi. Veneti, 26 anni lei e 27 lui, entrambi architetti e con il sogno di costruirsi una vita a Londra, dove erano fuggiti dopo la laurea, i loro nomi sono invece tra quelli delle 72 vittime dell’incendio che li ha raggiunti anche nel loro appartamento al 23° piano.

E ora, a pochi giorni dall’anniversario della tragedia, si continuano a cercare i colpevoli di quella strage. Una palla che rimbalza di mano in mano tra chi ha deciso di rivestire la torre con un materiale altamente infiammabile, a chi ha installato porte ignifughe che però non hanno retto alle fiamme, fino ad arrivare ai soccorritori, i quali a fronte delle telefonate arrivate dai residenti nel grattacielo avrebbero dato l’ordine fatale di rimanere chiusi in casa.

Il 29 maggio scorso la Commissione d’inchiesta londinese ha inaugurato l’ultima fase delle udienze a cui ha preso parte anche il legale della famiglia Trevisan, Maria Cristina Sandrin. L’avvocato ci ha raccontato lo strazio che ha accompagnato l’udienza svoltasi a fine maggio: «In questi giorni è partita l’inquiry: dopo un anno di indagini, perizie e approfondimenti è partita la commissione d’inchiesta che alla fine dichiarerà chi è il responsabile».

«Io, dalle deposizioni e dalle mie indagini difensive, avevo messo in evidenza ancora a ottobre 2017 che Gloria e Marco si sarebbero potuti salvare: in una telefonata di Gloria alla madre, le viene chiesto “hai chiamato i soccorsi?” e lei risponde “Sì, ho chiamato”. Eppure l’orario in cui è avvenuta la conversazione è molto precedente al disastro. – continua l’avvocato – Dalle analisi è quindi venuto alla luce che quando loro chiamavano, dall’altro capo del telefono rispondeva un normale operatore di un qualsiasi centralino che non sapeva cosa stesse accadendo nella torre. Le indicazioni fornite erano quindi quelle standard “rimanete in casa, i sistemi antincendio vi proteggeranno».

Loris Trevisan e Emanuela Disaró nello studio di Maria Cristina Sandrin a Caldiero

E alla fine, nessuno ha potuto proteggere i due ragazzi nonostante il tempo fosse dalla loro parte: «Nella cronologia delle telefonate che la famiglia Trevisan aveva ricevuto, avendo dovuto io trascriverle e depositarle, avevo rilevato che da come Gloria si esprimeva sembrava agitata ma non preoccupata. – sottolinea la legale della famiglia padovana – Nelle successive telefonate, invece, tossiva già e tra queste conversazioni c’è stato un frangente di un’ora e mezza; un lasso di tempo nel quale ci sarebbero state delle possibilità importanti di potersi salvare».

“Strappacuore” ha definito l’avvocato Sandrin le testimonianze presentate nei 10 giorni precedenti all’inquiry, quando anche Gloria è tornata per un attimo in vita in tribunale: «La commissione è partita il 21 maggio e i primi 10 giorni sono stati dedicati alla descrizione, da parte di noi avvocati, delle vittime per capire chi erano, cosa facevano e perché si trovavano lì. Sono stati giorni strazianti: io ho presentato un video su Gloria, nella versione inglese, che ha sconvolto la giuria perché ho fatto emergere le potenzialità di cui disponeva questa ragazza e come non abbia potuto avere una chance nella vita».

Ora non resta che attendere la giustizia sperando di dare un nome e un cognome a chi ha provocato questa tragedia: «Si riuscirà sicuramente a dare un volto ai colpevoli. – dichiara la Sandrin – Quello che emerge dall’anno di indagini sarà reso pubblico più avanti insieme ad altri particolari dolorosi che stabiliscono che i colpevoli ci sono e più di uno».

 

Qui il video realizzato dall’avvocato Maria Cristina Sandrin per Gloria Trevisan e mandato in onda durante l’udienza della Commissione: