Ottavio Arvedi proprietario della sontuosa Villa Arvedi, emblema della Valpantena, se ne è andato ieri mattina, in punta di piedi, come ha sempre vissuto. Aveva festeggiato il Natale 2008 (il 12 dicembre scorso), con tutta la sua grande famiglia e gli operai della Villa e delle Cantine Bertani, poi la malattia, in breve tempo, se lo è portato via. Era cugino di Piero Arvedi Emilei, ex presidente dell’Hellas Verona.

Ottavio Arvedi era nato il 19 marzo 1926, in Villa Arvedi, acquisita nel 1824, assieme ai vasti possedimenti agrari dalla famiglia Allegri, dal suo trisavolo, Giovanni Antonio Arvedi, trentino e imprenditore della seta.
Diplomatosi perito agrario, portò avanti l’attività della campagna del papà Paolo, dapprima con i «mezzadri» e finito il periodo mezzadrile con i «salariati» e poi con gli operai.

Fu uno dei primi imprenditori agricoli, in Valpantena, ad avviare l’attività degli allevamenti (sulla sommità della sua collina), e uno dei primi ad aprire, all’inizio degli anni Ottanta, Villa Arvedi per grandi eventi e manifestazioni (anche su richiesta degli Enti).

Ottavio Arvedi era molto geloso della sua vita privata. Amava molto accogliere gli amici nel suo salotto al primo piano del palazzo. Partecipò poco alla vita politica e amministrativa del paese, anche se dal 1955 al 1957 fu presidente della neonata Associazione Calcio Grezzana. Rotariano da sempre (Rotary Centro) fu insignito, tre anni fa, del premio Paul Heris, anche se non inseguiva la visibilità.

Ottavio Arvedi, era fortemente legato alla campagna, che è stata la sua vita. Raggiungeva i campi, dove i contadini lavoravano, dapprima con una Fiat 126 e successivamente con una Fiat Panda. Il suo grande cruccio, anche in questi ultimi anni, i grandi temporali che hanno devastato le viti e sradicato alcuni alberi secolari della corte e del viale di ingresso alla Villa.

Con la Panda, sua fedele compagna, era solito anche raggiungere tutte le mattine (fino a pochi mesi fa), Piazza Carlo Ederle: con le solite tappe, il giornale, il caffè al bar «all’Olmo», quattro chiacchiere con gli «amici», che ancora oggi lo riconoscevano come il «Conte Arvedi»: in paese era benvoluto perché non «ostentava la sua provenienza ed era molto cordiale», assicurano gli stessi suoi amici di sempre.

Ottavio Arvedi, dalla fine degli anni Novanta, ancora in omaggio all’agricoltura e alla natura, in Villa Arvedi aveva ospitato la festa della trebbiatura organizzata dagli Amici della Campagna, che accoglieva con orgoglio sul cancello della villa assieme alle autorità. Così come teneva ad ospitare eventi organizzati da Associazioni di beneficenza, ricordiamo fra tutte l’Abeo e Verona Tutto Tondo.

Ottavio Arvedi lascia la moglie Alda Bertani, i quattro figli Paolo, Arvedo, Giovanni Battista e Anna Carolina, tutti legati alla Villa e i suoi sette adorati nipoti (tra i quali il piccolo Ottavio di quattro anni). I funerali saranno giovedì pomeriggio, nella chiesetta di San Carlo a Villa Arvedi.

Alessandra Scolari (L’Arena)

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