Alessandro Bordini, giovane ragazzo non vedente originario di Verona, ci racconta com’è vedere il mondo non con gli occhi ma con il cuore, in un viaggio guidato dall’altruismo, dalla solidarietà e dalla fiducia verso l’altro.

Quando vieni a sapere che il prossimo intervistato è un ragazzo attualmente impegnato nel giro del mondo la curiosità sorge spontanea. Quando ti dicono che Alessandro, il ragazzo in questione, sta viaggiando da solo e per di più è non vedente, hai la certezza che quella che stai per sentire non sarà una storia ordinaria.

Alessandro Bordini, originario di Nogara, ma attualmente cittadino del mondo, è straripante di vitalità, ironia ed entusiasmo. In seguito ad un grave incidente in paracadute ha perso la vista, ma ha acquistato molte altre cose. Il 2 aprile scorso è partito per intraprendere un viaggio che toccasse i cinque continenti e li unisse attraverso un sentiero di luce, come lo definisce lui. È così che ha avuto inizio il progetto di Light the Planet (letteralmente “illumina il pianeta”, ndr), un viaggio guidato dalla fiducia verso il prossimo, dalla volontà e dalla certezza che fidarsi e affidarsi all’altro è possibile, anche oggi.

Abbiamo intercettato Alessandro mentre si trovava in Iran, tramite cellulare e non Facebook perché questo ed altri social network sono sotto censura in quelle zone. «In questo momento mi trovo nella parte sud di Teheran» spiega Alessandro, «ma ho appena acquistato un biglietto per Istambul dove ho intenzione di ritornare per qualche giorno, prima di proseguire, si spera, verso Bombay, e poi da lì viaggiare alla scoperta degli altri tre continenti che mancano all’appello. Per ora, comunque, preferisco andarmene da Teheran e passare qualche giorno in un posto meno imbavagliato». Come sottolinea Alessandro, infatti, in Iran è illegale accedere ai più comuni social network, fare uso di alcolici o frequentare donne.

«La cosa che mi ha colpito di più è che molta gente con cui sono riuscito a dialogare qui è contraria a tutto ciò, detesta gli estremismi. Gli iraniani sono persone estremamente cordiali e disponibili». E proprio cordialità e disponibilità sembrano essere le costanti dei tanti incontri fatti durante questo viaggio: da Mohammed, la prima mano tesa ad aiutare Alessandro, quando partì dalla vicina Bergamo ormai sette mesi fa, a Belen, allegra signora incontrata a Madrid, fino ad Ayub, giovane sudanese incontrato a Khartoum.

«Nelle prime tappe del mio viaggio ho sempre cercato i miei contatti prima dell’arrivo in una determinata città, pur spostandomi sempre da solo. Ora invece mi affido completamente al caso e alla gente che incontro e proprio per questo sono doppiamente soddisfatto, perché sto seguendo in tutto e per tutto lo spirito del progetto».

In un’epoca che sembra governata dalla diffidenza verso gli altri, anche tra vicini di casa, fidarsi e affidarsi totalmente agli altri, per di più in Paesi stranieri, ha davvero qualcosa di rivoluzionario.

«Certo, piccoli episodi poco felici sono capitati, ma il bilancio è ampiamente positivo. Mi sono fatto questa idea: credo che la gente verso il nuovo, lo straniero, si lasci andare, specialmente se probabilmente innocuo come nel mio caso. Chi mai potrebbe temere una qualche forma di aggressione da parte di un ragazzo cieco, sperduto e sorridente? Nel mio caso, si sta rivelando davvero una formula vincente!».

Ma se questi sono i vantaggi dell’essere cieco, che Alessandro svela con la sua consueta e contagiosa ironia, quello che viene da chiedersi è: quali sono le difficoltà e gli inconvenienti che sicuramente si nascondono in un progetto così coraggioso?

«Sono convinto che molte cose affascinanti mi sfuggano» conclude, «ma sono anche convinto che in natura esista una sorta di equilibrio e che tutta la bellezza che non posso carpire con lo sguardo mi arrivi sotto altra forma. Quello che mi sta succedendo ne è la prova. È tempo di smettere di piangere per ciò che pensiamo di non avere, pensando solo alle nostre mancanze: in questo modo non saremo mai felici. Cambiando prospettiva da cui osservare noi stessi e la nostra vita essere felici può risultare semplicissimo!».