Si può dire molto di questo borgo antico raggiungibile solo a piedi, con gli occhi fissi sul lago di Garda, lungo una mulattiera quasi manzoniana lì, tra Castelletto e Prada. Ma non bisogna sbagliarsi con gli aggettivi; qui isolato non ha mai voluto far rima con disabitato. Questo abbraccio di case in pietra, vissuto e amato, per il Natale è stato travolto dai ricami leggeri di tanti presepi diffusi.

La premessa di bellezza si scrive all’arrivo. Statuine messicane, piccole e preziose si fanno guardare in un intermezzo di selciato: più che un incipit sacro, quella madonna e quel bambino sembrano un avviso di attenzione. Bisogna averne tanta per non perdersi la meraviglia in legno intagliato che si nasconde nei cantucci delle case medievali, tra i rami di cachi, a mezz’aria sui davanzali.

In una nicchia che sembra una minuta cantina, si intravedono persino i mobili di una qualche vita di ieri, all’interno appare un presepe confezionato con un amore remoto, da una signora che ora abita in Australia, ma che la sua geografia interiore chiama ancora tra gli ulivi e i lecci di questo paesino custodito dal Monte Baldo. Qui sono rimasti in pochi. Bastano due passi e si incappa subito nella storia di spopolamento progressivo che è facile intuire e che si fa plastica in “Casa America”. Quell’architettura di pareti porta il nome del Paese che ha svuotato la casa da figli e fratelli, tutti partiti alla volta di un futuro altro (come racconta bene questo articolo). Non è per tutti la vita sospesa su un passato che non passa. Niente fognature, niente riscaldamento, solo stufe a legna. Fino a cinque anni fa, gli abitanti dovevano ancora andare fuori per fare tutto, l’arrivo del bagno biologico ha cambiato le cose, ma non poi di molto.

Da anni la Fondazione Campo, nel periodo di Natale, coinvolge associazioni e scuole per “arredare” anfratti e angoli di questo mosaico della semplicità che non chiede di farsi pubblicità, ma solo un poetico passaparola per evitare di rompere l’incanto di una solitudine scelta. Fino al 31 gennaio, chiunque potrà lasciare che gli occhi si perdano all’imbrunire tra i tantissimi presepi inventati dalla cura di bambini e adulti.

Da anni tra questi silenzi discreti si scrivono storie di poeti-contadini ma anche di progetti culturali come AIR CAMPO, il  programma di residenza per artisti a cura dell’Accademia delle Belle Arti di Verona in collaborazione con la Fondazione Campo che si è tenuto nel settembre del 2017. Non sono mancati (e non mancano) gli eventi sempre di matrice delicata che scelgono queste case come scenografia privilegiata per compiersi: dai concerti di Gino Paoli a quelli di Eugenio Finardi, passando per gli spettacoli della nostrana Maria Teresa Ferrari con la sua associazione La Cura sono io. Una consapevolezza di fondo accomuna residenti e passanti. E cioè che, forse, solo tra singhiozzi di case ridisegnate dall’edera si può ancora ascoltare, per qualche momento, l’editto semplice di quella bellezza sfusa che sembra mancarci sempre.