Dal 1981 riposava in un campo, abbandonata e dismessa. Massimo Negrini, giovane appassionato d’auto d’epoca di Quinto di Valpantena, l’ha trovata quasi per caso e se n’è innamorato. Un restauro durato oltre cinque anni fatto di notti insonni, passione e un pizzico di follia.

FRA LE PASSIONI DI MASSIMO NEGRINI, classe 1981 di Quinto di Valpantena, c’è anche la mountain bike. Non sappiamo quale posto occupi nella sua scala degli hobby, ma leggendo quando stiamo per raccontarvi, scoprirete che di sicuro non è il primo. Fatto sta che in sella alla sua due ruote nell’estate del 2012, nei pressi di Pigozzo, Massimo scorge la sagoma blu di un’auto dismessa, abbandonata ai margini di un campo dove sono allevati dei cavalli. La prima volta passa e va, la seconda inizia a guardarla con attenzione, finché dopo quasi un anno qualcosa di quelle quattro lamiere arrugginite dal tempo gli è entrato sottopelle. Un po’ per scherzo fa qualche domanda e riesce, scartabellando la rubrica del telefono, a rintracciare i proprietari del veicolo, ancora targato originale. Nella telefonata che segue poche parole: «vieni a prenderla, portala via quando vuoi» e l’avventura prende definitivamente la sua forma.

È il marzo 2013, la BMW 1802 Touring lascia il campo dove è rimasta parcheggiata per oltre 30 anni. Massimo la porta nel suo garage e inizia a studiarla, a conoscerla. È totalmente da rifare, ma dietro quella carrozzeria storta e arrugginita, consumata dal tempo e dalle intemperie, inizia a scorgere la bellezza di un modello tanto particolare. Prodotto in 4075 esemplari dal 1971 al 1974, il modello ritrovato da Negrini è stato realizzato nel marzo 1973 e immatricolato nell’ottobre dello stesso anno. Motore aspirato da 1800cc, trazione rigorosamente posteriore, era un progetto innovativo per BMW, un’auto che oggi si definirebbe “hatchback”, ovvero una berlina due volumi con portellone posteriore. Un progetto che in BMW abbandonarono presto, dato che il grande pubblico sembrava apprezzare di gran lunga le tre volumi, tratto stilistico che ha poi caratterizzato la storia recente della casa bavarese, insieme alle più moderne station wagon.

NEGRINI INIZIA A CAPIRE che ha per le mani qualcosa di unico e prezioso, e con la meticolosità di un artigiano, passo dopo passo, si prende cura di un’opera di restauro da restare senza fiato. Smonta ogni pezzo, ogni bullone, ogni piccola parte del rottame recuperato. Ordina i pezzi mancanti, va a caccia di parti originali o ricostruite, sistema, ripara e rimonta quello che può essere salvato. Per oltre cinque anni il suo garage diventa una piccola officina, la bottega di un restauratore, e non c’è giorno in cui Massimo non dedichi almeno qualche minuto alla 1802 Touring. «Quello che sembrava un gioco è diventato piano piano un’opera praticamente professionale» racconta Negrini non senza soddisfazione. «Sono stato supportato da amici e appassionati che periodicamente venivano a fare un salto in garage per accertarsi che non avessi gettato la spugna».

Il restauro dura fino al settembre 2018, quando la BMW 1802 Touring torna finalmente a mordere l’asfalto, cambiata in aspetto e sostanza. Per scelta infatti, Negrini l’ha riportata in vita in una versione decisamente più sportiva, colore Chamonix White originale con il kit turbo che seppure non sia mai stato sviluppato per questo modello, ha caratterizzato molte delle vetture più sportive del marchio BMW. Grazie al supporto di Ivo Zanini per il motore, della Carrozzeria RDM di Andrea Sandrini e della GS Auto di Stefano Gelio per la tappezzeria interna, la berlinetta assume nuovamente l’aspetto di un’auto appena uscita dal salone. Un pezzo raro e stupendo, che in pochi mesi attira l’interesse di molti appassionati e curiosi per la linea, il rumore e il dettaglio meticoloso.

«È stata praticamente una missione» conclude Negrini che ora se la gode con il figlio Mattia e gli amici, «non saprei spiegare il perché: forse la targa originale che mi ha stregato, la forte passione per le genuine auto storiche che mi danno un piacere di guida senza pari o la rarità del modello. Mi sono avventurato in questa sfida perché credo che solo con motivazione e dedizione si possa ambire a obiettivi importanti qualsiasi cosa si faccia nella vita».

Articolo precedente«Mi manca quella libertà»
Articolo successivoSara, dalla Lessinia a Celentano