Physoplexis comosa presente in Lessinia, ma in poche stazioni, anche a quote molto diverse

Lo sciogliersi della neve lascia alle sue spalle un’estesa fioritura di specie bulbose nei pascoli di tutta l’Alta Lessinia. A maggio sbocciano le genziane e le primule, ma le vere perle sembrano nascondersi, come se volessero stare distanti dalle praterie più accessibili. E così, come una rincorsa di una cosa sull’altra, anche le specie di maggiore interesse scientifico sembrano destinate a essere relegate alle zone meno accessibili, come spinte dall’avanzare di forze maggiori. Pare quindi, come già detto, che le zone più interessanti dal punto di vista floristico, siano quelle meno soggette al disturbo antropico, dove gli equilibri naturali sono ben consolidati.

«Attività come lo sversamento nei pascoli dei reflui animali, praticato massivamente fino a prima dell’istituzione del Parco, spiega il dott. Lazzarin – hanno avuto una forte incidenza nel modificare le caratteristiche chimiche dei suoli». L’elevato arricchimento di composti azotati presenti nei liquami, infatti, «ha determinato una evidente selezione tra le specie erbacee avvantaggiando le nitrofile (ortica, veratro, seneci) a scapito di quelle che non tollerano elevati contenuti di azoto».

«Eppure c’è stato un periodo, fino a circa 60-70 anni fa, in cui la presenza antropica era molto maggiore rispetto ad oggi, e nelle malghe c’era uno stuolo di persone che oltre ad accudire il bestiame al pascolo mantenevano le superfici libere dalle infestanti».

Poi c’è stato un graduale abbandono di queste pratiche, per arrivare ai giorni nostri, in cui la cura dei pascoli lascia alquanto desiderare, anche in conseguenza del momento particolarmente difficile in cui versa la zootecnia. Questo cambio di passo ha fatto sì che anche il bosco si riprendesse molte superfici marginali, innescando una fase di progressivo avanzamento a scapito dei pascoli. «Negli ambienti forestali la fioritura è prevalentemente primaverile – spiega il dott. Lazzarin. I fiori sbocciano principalmente nel periodo subito antecedente la fogliazione, ossia al rinverdimento della chioma degli alberi, cosicché possano godere della massima quantità di luce. Parliamo dei boschi di carpino nero, frassino, roverella, acero campestre, dove si possono trovare i bucaneve, le primule,gli anemoni, la pervinca, che colorano il sottobosco di bianco, giallo, lilla e azzurro, oppure le faggete con la fioritura dell’elleboro, delle cardamini, del giglio martagone».

Fioritura di una zona di pascolo marginale dove gli animali in alpeggio non vanno più a brucare

Spostandoci nei prati «i fiori esprimono il loro potenziale floristico soprattutto nelle zone soggette ad una letamazione meno abbondante e in quelle che vengono sfalciate un po’ più tardivamente, lasciando alle diverse specie di piante il tempo per completare il loro ciclo vitale». Anche gli ambienti rocciosi sono zone di notevole interesse, soprattutto per l’occhio che sa riconoscere la bellezza e la tipicità dei fiori. «Qui – prosegue Lazzarin – dove il bestiame al pascolo non arriva a brucare, si insedia una flora caratterizzata da specie rupicole, come i Sedum, le numerose specie del genere Saxifraga e i Sempervivum».

Campanula petraea

Altro ambiente molto interessante, da osservare durante le uscite alle quote superiori, sono gli arbusteti a pino mugo e naturalmente i rododendri, accompagnati sempre da un largo numero di piante alpine.

Per concludere, quali sono le zone in Lessinia più interessanti dal punto di vista botanico?

«Senz’altro il Valon di Malera e tutto il ciglione che fa da confine tra l’altipiano, la Valle dei Ronchi e la Val d’Illasi, per la compenetrazione di praterie e di formazioni rocciose, dove si sono insediati arbusteti, molto interessanti, di Pino mugo e localmente anche di Ontano verde. Poi, il Monte Pastello, rilievo di modesta altitudine che, però, offre una magnifica varietà floristica, in quanto sono presenti, alle quote inferiori, specie di carattere mediterraneo tra cui il leccio (una quercia sempreverde), fino alle piante alpine, genziane e rododendri, nonostante l’elevazione massima sia di “soli” 1100 m. Ciò che lo caratterizza sono anche le numerose specie endemiche (specie che compaiono solo in aree geografiche limitate, ndr), tra cui l’astragalo del monte Pastello (Astragalus pastellianus), la campanula del monte Baldo (Campanula petraea) eil semprevivo della val Lagarina(Jovibarba globifera subsp. lagariniana).

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