Ormai prossimi i lavori di restauro del Santuario di Santa Maria Valverde a Marano di Valpolicella, grazie al contributo erogato dal GAL Baldo-Lessinia. La Parrocchia di Marano di Valpolicella ha infatti, partecipato al bando Misura 323/a relativa al recupero del patrimonio storico architettonico del territorio, pubblicato dal GAL Baldo-Lessinia lo scorso anno, aggiudicandosi il finanziamento di 47.400 euro.

Il terremoto dell’inverno 2012 ha lesionato alcune strutture nel Comune di Marano di Valpolicella tra cui il Santuario di Santa Maria Valverde, che ha subito danni consistenti. Il tetto del Santuario era già stato danneggiato in precedenza per la caduta di un pino, a causa di una tromba d’aria.
Il Santuario, che è luogo e struttura amata da tutta la popolazione del Comune di Marano ed anche di tutta la Valpolicella, richiede un urgente intervento, soprattutto di sistemazione del tetto.
Il contributo erogato dal GAL Baldo-Lessinia permette, quindi, di realizzare una parte dei lavori di restauro del Santuario. Necessitano, però, altri fondi per la sistemazione del campanile e degli interni. Per tale ragione, l’Amministrazione comunale di Marano di Valpolicella ha deciso di destinare alla Parrocchia un contributo di altri 30.000 euro.

La misura 323/a azioni 2, 3 e 4, per il recupero del patrimonio storico-architettonico del territorio ha riscosso un grande interesse. A seguito della graduatoria regionale emessa da Avepa, ente della Regione Veneto per i pagamenti in agricoltura, il GAL Baldo-Lessinia ha erogato oltre 3 milioni di euro di finanziamenti. Per far fronte alle numerose domande sia da parte di amministrazioni pubbliche che di privati cittadini il GAL Baldo-Lessinia ha destinato un milione di euro per somme non assegnate ad altri bandi proprio a questa misura la cui somma iniziale ammontava a 2 milioni di euro.

Il Santuario di Santa Maria Valverde
Oltrepassato l’abitato di Marano di Valpolicella, posto nel cuore della Valpolicella, attorno una fertile piana torrentizia, fiancheggiata da ameni rilievi lungo i confini con le valli di Fumane e Negrar, si arriva ai piedi del monte Castelon. Il sito è di una bellezza incantevole che evoca suggestioni poetiche. All’ombra del quadrato campanile, costruito in conci di pietra, c’è un piccolo camposanto in cui riposano i morti di Pezza, San Rocco e Purano, che per secoli vi vennero trasportati a spalle per erti sentieri. La piccola casa canonicale, piantata sulla viva roccia a strapiombo e baciata dal sole e dai venti, fino a poco tempo fa disabitata, ora è centro di preghiera e di studio. Il piccolo sagrato della chiesa, circondato da pini, forma un belvedere stupendo con un vasto panorama che spazia nel suo insieme dalla sottostante Valpolicella, alla Catena del Baldo alle Prealpi Vicentine, dalla Lessinia, alla Pianura Mantovana, alle Rive del Garda.
Il Castellon è il rilievo più importante costituito da una cresta alta 580 metri, dalla cui sommità l’occhio può spaziare su un vastissimo orizzonte: dalle colline a sud del lago di Garda fino al monte Baldo, dal monte Carega sui Lessinia e dalle ultime propaggini di questi fino alla lontana pianura. Si raggiunge anche dalle frazioni di San Rocco o di Pezza con una passeggiata di venti minuti o più brevemente in auto.
Sul vertice del Castelon sorgeva un castello fatto erigere, secondo la tradizione, dal console Caio Mario dopo aver vinto i Cimbri; il castello, passato poi agli Scaligeri, fu abbattuto nel 1325. Sul pendio del Castelon sorgeva un tempio dedicato alla dea Minerva. Nelle vicinanze del Tempio, molto più tardi, è stata costruita l’attuale chiesa di Santa Maria Valverde. La chiesa che dall’alto del colle domina l’abitato di Pezza e Purano, ha un’origine molto antica. L’attuale risale al 1682, come si può rilevare dall’iscrizione posta sopra il barocco altare maggiore; subì ampliamenti e modifiche che la portano alla struttura di oggi. La pianta della chiesa è a tre navate e a tre absidi. Nell’interno è venerata la miracolosa statua lignea della Madonna con le mani giunte e il bambino adagiato sulle ginocchia, risalente al 1516, che reca sulla parte posteriore del piedistallo la scritta: "Questa Madonna ha fatto fare la compagnia de Santa Maria de Valverda de Castelo da Maran de MDXVI".
Nel 1679 in alcuni documenti viene citato come un oratorio alle dipendenze della chiesa parrocchiale di Marano. Risalente al 1752 è l’istituzione della “Pia Unione di S. Francesco” legata strettamente alla pratica del “Perdon d’Assisi”. In seguito il Comune di Marano diede la sua disponibilità per mantenere sul luogo un cappellano, oggi alla chiesa è annesso un centro di spiritualità.
Il rifacimento del 1682 viene ricordato in una iscrizione posta sull’altare maggiore, tale intervento di modifica diede al santuario il suo aspetto attuale a croce latina con cappelle sui lati, tre navate e la vasta abside. Il campanile esterno è in stile romano con copertura in pietra. Alcuni lavori del 1966 ricollocarono una nuova pavimentazione nel presbiterio e nelle sagrestie.
La festività più solenne che si celebra è la cosiddetta "festa de San Marco" nella domenica successiva il 25 aprile, preceduta dal triduo e conclusa con la solenne processione attorno al Monte Castelon per invocare protezione sui raccolti della terra. Ultimamente questa è diventata l’occasione per molti, che si sono da tempo trasferiti da Marano, per ritornare ed incontrarsi

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