ISOLA DEL GIGLIO – Il gigante del mare sta ancora là, fermo a pochi metri dalle coste di una delle isole più belle del Mediterraneo. Sta là, ripiegato su sè stesso, circondato dalle barche dei sommozzatori e dei corpi speciali che con tecniche geologiche stanno cercando di estrarre speranza dalla pancia della Costa Concordia.

Il numero delle vittime è salito a sei, e sono ancora sedici i dispersi accertati, ma oltre ai numeri della sciagura stanno crescendo anche le verità riguardo all’incidente. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera (<underline><link=’http://www.corriere.it/cronache/12_gennaio_16/guarda-la-tua-isola-strage-per-un-gioco-marco-imarisio_6255f41c-4014-11e1-a5d2-75a8a88b1277.shtml’ class=’_blank’>link</link></underline>) il comandante si sarebbe avvicinato così tanto alla costa del Giglio per fare un omaggio al capo maitre (cameriere) della Concordia, Antonello Tievoli gigliese di origine, e allo storico comandante Mario Palombo, primo gigliese a essere entrato in Costa. Mentre Palombo non era sulla Concordia, lo era invece Tievoli, che stando alle ricostruzioni sarebbe salito in plancia chiamato dal comandante per vedere il suo Giglio da vicino. In gergo marinaresco si chiama "inchino" il fatto di avvicinarsi alle coste di qualche luogo per rendere omaggio a qualcuno.

Se questa ricostruzione corrispondesse al vero, come pare che sia, si tratta chiaramente di una situazione gravissima, che testimonierebbe il rischio inutile corso dal comandante Schiettino facendo navigare la Concordia a poche centinaia di metri dalle coste del Giglio. Fa infatti insospettire il fatto che l’SOS sia stato lanciato solamente un’ora dopo lo schianto, mentre il comandante cercava disperatamente di avvicinare quanto più possibile la nave alla costa, nonostante la Concordia si fosse oramai affossata per oltre metà nelle acque toscane.

Non era tuttavia una novità quella di rasentare le coste delle isole italiane. Sempre dal sito del Corriere spunta infatti un video dell’Agosto 2011, in cui la Concordia sfiora il porto del Giglio (<link=’http://video.corriere.it/nave-concordia-al-giglio-/9dfa5ea6-3e9b-11e1-8b52-5f77182bc574′ class=’_blank’><underline>link</underline></link>).
Foto che testimoniano questa "ricorrenza" nelle tratte lungo il Mediterraneo, anche quelle della Costa Deliziosa che nel settembre 2010 sfiorò l’isola di Ponza, per consentire ai passeggeri di godere di uno spettacolo davvero suggestivo (<underline><link=’http://www.corriere.it/cronache/12_gennaio_15/costa-deliziosa-sfiora-ponza-arachi_54740b80-3f93-11e1-8779-a112fb36ee96.shtml’ class=’_blank’>foto</link></underline>). Ma non solo le navi Costa. Tutte le crociere nel Mediterraneo passano a ridosso dei porti o dei borghi caratteristici, e questo più che pazzo rischio, starebbe a significare più un’usanza a rischio calcolato (<underline><link=’http://www.repubblica.it/cronaca/2012/01/15/foto/navi_vicino_alla_costa_le_foto_dei_lettori-28162359/1/?ref=HREA-1′ class=’_blank’>link</link></underline>).

C’è chi ha detto in questi giorni che rotte così vicine alle coste sono all’ordine del giorno per i traghetti che da Stoccolma, in Svezia, fanno rotta verso Finlandia ed Estonia, ma le coste lassù sono molto meno rocciose, e permettono ai giganti del mare di navigare tranquillamente a pochissima distanza da case e pontili (<link=’http://www.google.it/imgres?q=silja+serenade&um=1&hl=it&biw=1920&bih=936&tbm=isch&tbnid=KEga742nTtPw0M:&imgrefurl=http://www.guildtravel.com/citybreaks/fly-cruise-to-stockholm-and-helsinki/&docid=GWxzTW8emx2fIM&imgurl=http://www.guildtravel.com/wp-content/uploads/2009/03/silja_symphony.jpg&w=550&h=285&ei=HuQTT-X5DbDQ4QS_48HBAw&zoom=1&iact=hc&vpx=402&vpy=627&dur=630&hovh=161&hovw=312&tx=156&ty=96&sig=103860885488343843840&page=2&tbnh=115&tbnw=222&start=45&ndsp=30&ved=1t:429,r:1,s:45′ class=’_blank’><underline><underline>foto</underline></underline></link>). Lo stesso puà dirsi anche dei giganti del mare che navigano in laguna a Venezia.
Le coste italiane sono invece molto più irregolari, e questa è il motivo per cui avvicinarsi alle coste si fa piuttosto rischioso, specie se a farlo è un gigante lungo 290 metri e largo 35, e magari solo per fare un favore ad un membro dell’equipaggio.

Matteo Bellamoli

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