I ragazzi di Ci sto Affare fatica

La sostenibilità sociale oggi non può prescindere dalla sostenibilità ambientale ed economica: dal territorio stanno emergendo modelli innovativi di politiche sociali che propongono un approccio integrato e che chiamano i professionisti del servizio sociale a svolgere un lavoro di community building.

Questo il messaggio lanciato a più riprese oggi, giovedì 17 marzo, durante il convegno online “Co-costruire un nuovo mondo eco-sociale: non lasciare nessuno indietro” promosso dall’Ordine degli assistenti sociali del Veneto in occasione del World Social Work Day 2022: una giornata di riflessione che coinvolge i professionisti del servizio sociale in un momento in cui, come ha ricordato nel suo intervento introduttivo la presidente del Consiglio dell’Ordine degli assistenti sociali del Veneto Mirella Zambello, l’emergenza profughi dall’Ucraina vede impegnati in prima linea gli assistenti sociali.

Per costruire servizi innovativi capaci di rispondere alle nuove sfide del presente, ha spiegato Zambello, il ruolo della formazione e la qualità dei livelli di management sono fondamentali: va in questa direzione il percorso formativo del nuovo Master in Direzione, coordinamento e management dei servizi sociali e socio-sanitari attivato da Ca’ Foscari Challenge School in rete con l’Ordine e gli altri atenei del veneto.

Fondamentale anche il potenziamento della presenza dei professionisti del servizio sociale sul territorio: «Nella nostra regione – ha precisato Zambello – si sta proseguendo con il rinforzo dei servizi sociali previsto dai fondi della legge di bilancio del dicembre 2019, in particolare attraverso i fondi trasferiti ai comuni raggruppati in ambiti programmati. L’obiettivo è il livello essenziale di servizio sociale professionale nei territori, con assunzioni fino al parametro base di un assistente sociale ogni 5mila abitanti, e un ulteriore stimolo e finanziamento per raggiungere il livello di uno ogni 4mila cittadini. Se molto è stato fatto, molto resta ancora da fare: 1130 sono gli assistenti sociali che operano nei comuni del Veneto (dato al 31 dicembre 2021), ma in 8 ambiti sociali su 22 non risulta ancora raggiunto il livello essenziale di uno a 5mila».

Olivia Guaraldo e Giorgio Gosetti, rispettivamente direttrice vicaria del dipartimento di Scienze umane e presidente del corso di laurea in Servizio sociale dell’Università di Verona, nei loro interventi hanno messo in luce le trasformazioni in atto nella professione mentre Raffaele Grottola, direttore dei servizi sociali e sociosanitari dell’azienda Ulss 9, ha spiegato come nella sua azienda santaria sia stato
istituito un coordinamento del servizio sociale professionale. Una scelta attuata anche dall’Ulss 2 Marca Trevigiana e indicata come un modello da Zambello, perché riconosce e valorizza il ruolo dei professionisti del servizio sociale. Nel suo intervento Maria Daniela Maellare, assessore ai servizi sociali del Comune di Verona, ha invece sottolineato «il ruolo insostituibile e spesso poco riconosciuto svolto dagli assistenti sociali durante la pandemia».

I progetti veronesi

Sono state presentate quindi tre esperienze dal territorio veronese che vanno in questa direzione: il progetto di cittadinanza attiva “Ci sto? Affare fatica!”, il progetto comunitario di recupero dell’area ex Dico e il progetto di agricoltura sociale nella fattoria Tezon.

“Ci sto? Affare fatica”

“Ci sto? Affare fatica” è un’iniziativa avviata otto anni fa a Bassano del Grappa dalla Cooperativa Adelante e oggi diffusa in tutto il Veneto. La proposta è dedicata agli adolescenti dai 14 ai 19 anni che, in gruppi di 10, durante le vacanze estive vengono coinvolti in attività di recupero dei beni comuni del territorio in cui risiedono per ricevere in cambio dei “buoni fatica” del valore di 50 euro a settimana spendibili in genere negli esercizi commerciali locali. Ogni gruppo è affiancato da un tutor – un giovane di età compresa fra i 20 e i 30 anni coinvolto in una formazione ad hoc – e da un handyman, una figura senior incaricata di guidare i ragazzi nell’attività manuale, mentre la supervisione dei gruppi è affidata a un educatore. «A Verona Siamo partiti quattro anni fa e la risposta è stata davvero forte. Solo la scorsa estate abbiamo coinvolto 1033 ragazzi e 65 tutor in 16 comuni per un totale di 22780 ore di cura dei beni comuni», spiega Veronica Benetti, vicepresidente della cooperativa L’Albero, realtà che con altre due cooperative del territorio coordina il progetto in provincia.

Fattoria sociale Tezon

Si chiama Fattoria sociale Tezon, ha sede a Veronella, e la sua prima peculiarità è proprio quella di essere ospitata in un tezon del XVI secolo, un tempo fabbrica di salnitro (dalle deiezioni liquide delle pecore) utile alla polvere da sparo per le armi della Serenissima. Oggi invece ospita una fattoria sociale dedita all’agricoltura biologica in cui ha sede anche la Comunità Terapeutica Riabilitativa Protetta “Casa
Tezon”. Il progetto, che coniuga ragione ambientale e impegno sociale nasce nel 2016, come spiega Filippo Scavazza che per la Cooperativa Promozione Lavoro si occupa dell’azienda: «Siamo attivi dal 2016, nel 2018 siamo certificati come produttore biologico e sempre nel 2018 siamo stati iscritti nell’albo regionale delle Fattorie sociali, istituito nel 2013. Il nostro motto è: ci prendiamo cura
quotidianamente della storia, della terra e delle persone».

L’area ex Dico

L’edificio ex Dico (dal nome del discount) agli Orti di Spagna, di proprietà dell’Agec, azienda che gestisce il patrimonio comunale di Verona, è al centro di un percorso di progettazione partecipata partito nel 2017 che vede protagonista il locale Comitato di quartiere insieme a una rete di associazioni e cooperative che hanno puntato sul binomio sostenibilità e sociale. In sostanza, nell’ex Dico nascerà una casa del quartiere destinata ad attività caratterizzate da attenzione alle diverse componenti sociali e da un rapporto più equilibrato con il Pianeta.

«La sostenibilità – spiega Cristiano Bolzoni, responsabile Progetti per la Cooperativa Energie Sociali, ente capofila – è una attenzione trasversale a cui teniamo molto, e non solo perché tra i partner c’è la AVeProBi, associazione dei produttori biologici a chilometro zero, ma anche perché nella gestione della ristrutturazione, per quanto sarà via via possibile, punteremo su scelte per la riduzione dei consumi e per l’efficienza energetica». Con i produttori biologici saranno svolte attività di formazione ed educazione al consumo consapevole, puntando anche sulle scuole grazie anche a un altro progetto della Coop Energie Sociali, il ClimAct. «Queste scelte – spiega Bolzoni – sono il frutto della sensibilità di un Comitato di quartiere nato grazie ai nuovi abitanti della zona, famiglie giovani. Come pure al Comitato di quartiere si deve l’attenzione agli anziani ancora residenti nel quartiere, per cui e con cui si pensa a percorsi di welfare di comunità».


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