Si gioca molto lì, sull‘eterno scarto tra il percepito e, invece, il reale. Da un lato ci pensa la microcriminalità ad appendere la quotidianità di ciascuno al vento della fragilità. Dall’altro lo sconcerto del terrorismo internazionale è una spada di Damocle che pende sulla normalità di tutti.

Il Maggiore Antonio Mancini, all’indomani di un’operazione di controlli straordinari in alcune zone calde della città, ci spiega perché è fondamentale dare una percezione anche “visiva” delle forze dell’ordine.

Verona è sicura. Si può fare e si farà di meglio, ama ribadire il sindaco Sboarina, ma stando al prefetto Salvatore Mulas, e all’ultimo Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica di fine settembre, la situazione scaligera è tra le più rosee del Paese. Perché allora quando camminiamo per strada, per certe vie dove a tenerci compagnia è solo quel lampione miope, stringiamo la borsa al corpo? Affrettiamo il passo? Ammettiamolo, hanno fatto tentennare tutti, ottimisti indomiti compresi,  le immagini del ragazzo che con una pistola (poi rivelatasi ad aria compressa, comunque potenziata e in grado di lasciare lesioni molto gravi, ndr) nelle scorse settimane, ha seminato il panico tra le pensiline della stazione di Verona. Porta Nuova è, infatti, una delle zone cerchiate in rosso nella cartina delle priorità delle forze dell’ordine. Proprio in quel piazzale, ristrutturato di recente, ma spesso teatro di serali (o pomeridiani) degradi la Polizia di Stato ha fatto controlli straordinari . Una task force di Polizia, composta da personale della Questura (Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico – Volanti, della Squadra Mobile, della Divisione Amministrativa) nonché del Reparto Prevenzione Crimine di Padova ed una unità cinofila antidroga, hanno perlustrato vie e piazze ed effettuato controlli a tutto campo. Abbiamo chiesto al Maggiore Antonio Mancini del Comando provinciale dei carabinieri  di Verona le ragioni e gli obiettivi di un’operazione simile che ha interessato anche Porta Vescovo e Veronetta.

 

Una risposta decisamente “visibile” dopo i recenti episodi di microcriminalità…

Il problema non nasce ieri in stazione. Come per altre zone, il nostro presidio è costante anche con agenti in borghese. Questa risposta eclatante serve ad innalzare il senso di sicurezza. Perché a noi serve che la gente ci sappia presenti anche in maniera evidente. In quelle tre ore in cui abbiamo controllato 35 autobus, lo sguardo dei ragazzi diceva tutto. Queste retate servono a disincentivare anche il piccolo spacciatore che fa i soldi nel piazzale dove ogni giorno migliaia di giovani aspettano il pullman.

 

Si prova così a colmare la distanza che separa la sicurezza reale e quella percepita?

Se dobbiamo fermarci al dato oggettivo, stiamo attraversando il momento più sicuro dal dopoguerra. Ogni anno i numeri relativi alla delinquenza e alla microcriminalità diminuiscono. Ma questa riduzione non si accompagna alla consapevolezza delle persone. Il grande accesso alle informazioni, attraverso anche e soprattutto i social network, permette di  sapere in presa diretta cosa sta succedendo nella via a fianco. Si è più consci di pericoli che magari c’erano anche prima, e in forme e manifestazioni maggiori, ma la differenza è che ora si possono guardare mentre accadono. I gruppi locali nati su Facebook (Verona più Sicura, ad esempio) da un lato sono uno strumento eccezionale anche per noi, dall’altro veicolano un sentimento di paura che intacca la nostra percezione di sicurezza.

 

I controlli straordinari diventeranno prassi di routine?

Come per la temperatura che viene percepita diversa da quella reale per l’influenza di altri fattori. Così funziona per la sicurezza.  Per questo controlli straordinari come questi diventeranno, a regime, operazioni settimanali. Perché costituiscano un monito per chi si comporta male e, possano invece, rimanere negli occhi di chi vuole vivere senza paura la sua città.