Sembrano confini, ma sono fratture. E anche piuttosto profonde. La conferenza “Siria: epicentro di una guerra senza confini”, che si terrà il 12 gennaio presso la sala Africa dei missionari comboniani cercherà di entrare nel merito della grave crisi siriana, palcoscenico di attori e conflitti diversi, uno tra tutti quello che oppone sunniti a sciiti. Interviene la giornalista Giuliana Sgrena.

Oggi a Teheran, in Iran, dopo la preghiera del venerdì è stata convocata una manifestazione contro l’Arabia Saudita. La settimana scorsa a Riad è stata eseguita la condanna a morte di un religioso sciita. La contrapposizione, che vede protagoniste le due ali del mondo islamico e che si è ulteriormente acuita dopo la recente l’esecuzione del  famoso predicatore sciita Nimr al Nimr, sarà il tema dell’incontro “Siria: epicentro di una guerra senza confini”, che si terrà martedì 12 gennaio, alle ore 20.30, presso la sala Africa dei missionari comboniani (Vicolo Pozzo, 1, Verona).

La conferenza, inserita nella rassegna dei “Martedì del mondo” organizzati da Fondazione Nigrizia, dal Centro missionario diocesano, dalla rivista Combonifem e dal Cestim, vedrà l’intervento anche della giornalista e scrittrice Giuliana Sgrena. Rapita dall’Organizzazione del jihad islamico il 4 febbraio 2005 mentre si trovava a Baghdad per conto del Manifesto, Sgrena è stata liberata il mese successivo in un’operazione dei servizi segreti italiani, durante la quale perse la vita Nicola Calipari, dirigente del Sismi.

Tra sunniti e sciiti (le due maggiori correnti islamiche) nella storia, non c’è mai stata traccia alcuna di un conflitto paragonabile alla guerra dei trent’anni che ha opposto i volti della cristianità e ha insanguinato il Seicento europeo. Secondo l’Economist «questo è dovuto in parte alla scelta degli sciiti, consapevoli della loro condizione di minoranza, di tenere un profilo basso». E infatti, un tempo la “Mezzaluna sciita”, che dall’Iran arriva fino al Libano dell’Hezbollah, passando per la Siria, era nelle grazie di molti esponenti sunniti. Ma le rivoluzioni, sconvolgendo la regione, hanno lacerato i rapporti tra governi sciiti e stati sunniti del golfo Persico. Oggi la guerra che divide l’Islam e i capofila delle sue principali correnti, Iran e Arabia Saudita, si combatte un po’ dappertutto.

In Yemen, dove l’Arabia Saudita sostiene una coalizione sunnita in lotta con gli houthi, ribelli sciiti, appoggiati dai cugini iraniani. Ma anche in Bahrein, dove i sunniti hanno fatto fronte comune per supportare una monarchia “amica”, contestata dalla maggioranza della popolazione sciita, appoggiata da Teheran. Il teatro preferito rimane purtroppo la Siria. Lì, l’Iran sostiene apertamente (militarmente e finanziariamente) un regime sciita contro l’insurrezione di una popolazione al 60 per cento sunnita.

Una lotta disperata che si combatte sui piani più diversi: dall’egemonia religiosa a quella politica, da quella economica a quella ideologica. La posta in gioco? L’intera regione mediorientale. L’incontro, moderato dal direttore di Nigrizia Efrem Tresoldi, rifletterà anche sulle risorse economiche che hanno permesso al sedicente Stato Islamico di costituirsi e di alimentare, ad oggi, le sue mire.

Clicca qui per scaricare la locandina

Per info:

Fondazione Nigrizia Onlus: 045-8092390
Centro Missionario Diocesano: 045-8033519
Combonifem: 045-8303149