Foto di Marta Bicego

Superato Velo Veronese e poco dopo Camposilvano, si erge la grande dolina che alcuni montanari chiamano ancora la Busa de l’Orco; lì si apre il Vajo del Brutto, altrimenti chiamato la Valle delle Sfingi. Per la scienza, quegli enormi monoliti di calcare sono semplicemente il risultato dell’erosione delle ere passate. Per chi vi passeggia invece, sembra d’entrare in una favola dove quelle pietre ne diventano protagoniste.

C’è infatti il Fungo di Camposilvano, portato apposta da un orco per permettere alle fade di legarvi sopra una corda per stendere il bucato. Ci si possono trovare anche un’astronave, un orso, la prua di una barca e appunto, una sfinge. Sono pietre che evocano miti e che fanno volare l’immaginazione.

Difficile immaginare che una volta qui ci fosse un mare caldo, ricco di pesci e di piante; la loro storia oggi rivive nei fossili che si possono ammirare al Museo Paleontologico di Camposilvano. Seguendo poi un altro sentiero, si arriva ad un’altra sala naturale: una voragine nel terreno, un’enorme cavità che prende il nome di Covolo e che la storia narra, tra le altre, che abbia ispirato Dante per la scrittura del suo Inferno.

Luoghi magici per una magica Lessinia.

“…nelle notti di luna piena, le fade che abitavano i Covoli di Velo, tiravano una corda sopra la valle; dalla Sengia dela bante al Monte Gaole, e su questa corda stendevano ad asciugare il loro bucato…” (da La fada Aissa Maissa)

FOTOGALLERY (Tutte le foto sono state scattate da Marta Bicego)

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