valpantena verona
Località Sarmassi, ingresso del sentiero del Vajo del Paradiso

Gli alunni delle elementari di Lugo e Stallavena, negli anni Novanta, nella ricerca «Come era verde la mia valle» evidenziarono i capannoni (appena sorti) e quelli abbandonati degli allevamenti: tutto giustificato «dallo sviluppo industriale».

Negli ultimi quarant’anni si è pensato molto all’economia (mono settore) e poco alla salvaguardia della «bellissima Valpantena». Il geografo Eugenio Turri (1927-2005) scrisse con grande nostalgia «E’ cambiata, non è più bella. Certo vi è benessere, ma la Valpantena si è guastata». Era nato nel «brolo» di Villa Arvedi e ha raccontato «la Valpantena come paesaggio teatro».   

Nel 1991, in uno dei suoi ultimi interventi pubblici indetto dalla Pro Loco sul tema «Il futuro della Valpantena», l’Avvocato Renato Gozzi ex sindaco di Grezzana e Verona a 400 persone disse «dovete intervenire subito con grande determinazione e vantare secoli di identità e indipendenza, perché il rischio è quello di essere risucchiati dalla città e perdere la vostra autonomia».

Aggiunse il geografo Eugenio Turri «i momenti storici in Valpantena sono conseguenti all’orientamento delle sue due anime: quella pronta a trovare dentro di sé la forza e le risorse materiali per mantenere la sua autonomia e l’altra con «la vocazione di sentirsi figlia della città vicina, capace di alimentare cultura ed economia, legando a sé gli spazi circostanti. Queste due diverse sensibilità anche in passato hanno scatenato conflitti piccoli o grandi».

Oggi credo che prevalga il pericolo dell’affermarsi dell’indifferenza. Ad eccezione del lavoro svolto dall’Associazione Monastero del Bene Comune di Sezano, per la Valpantena vi è il rischio di diventare periferia della città e solo territorio da spremere. Non va meglio a Grezzana, storicamente cuore della Valpantena, né nell’alta Valpantena. Pochi sono i giovani e adulti disponibili ad impegnarsi, per valorizzare e gestire al meglio questo territorio.