Pubblichiamo il racconto ironico e irriverente dello scrittore veronese Alberto Fezzi.

La loro irrevocabile mestizia, quella fisiologica fobia di passare anni di trasparenza mentre gli altri sono “già vivi” e poi loro, le astruse coppiette che di formano tra piccole Gine Lollobrigida e innocui Geronimi Stilton dalla mascolinità ancora, e insindacabilmente, latitante. Un’ode al contrario sull’età che nessuno, seriamente, ci terrebbe ad avere indietro, firmata da una delle penne più irriverenti di Verona.

Di Alberto Fezzi, scrittore

 Le scuole medie sono la giungla, la terra di nessuno. È un mondo feroce popolato da esseri informi, che non sono più niente e non sono ancora niente: non sono più bambini e non sono ancora ragazzi. Sono indefiniti come le materie che si studiano. Prendiamo l’educazione tecnica, ad esempio: che razza di materia è questo folle pastone didattico che pretende di insegnare a un ragazzetto di dodici anni tutto ciò che c’è di “tecnico” al mondo, dal funzionamento di un altoforno al disegno di un cubo in prospettiva?

Questi esseri esistono, ma è come se non ci fossero. Sono irrilevanti perché erano così bellini quando erano bambini e avranno un qualche ruolo quando saranno più grandi, ma a quell’età di mezzo sono, in fin dei conti anche per loro stessi, una gran rottura di palle.

Chi può considerare rilevanti quegli anni? Chi ne conserva un ricordo indelebile?

Alle scuole medie circolano insiemi cellulari che interagiscono in modo maldestro: c’è quello già troppo cresciuto che picchia tutti per sfogare il suo gigantismo, perché è così ipersviluppato che alle coetanee non piace; queste, infatti, preferiscono quelli più carini (e l’ipersviluppato, in quanto tale, mai potrà possedere quei lineamenti regolari che lo farebbero risultare carino, egli è una bestia, è Sloth dei Goonies, ha la funzione dell’orso scemo nei circhi); a loro volta, però, quelli più carini possiedono lineamenti regolari perché sono ancora piccoli e dimostrano quindi sei anni, mentre alcune ragazzine già alle medie esplodono nel corpo con la forza di una giumenta gravida: si formano quindi queste astruse coppiette, formate da una piccola Gina Lollobrigida che si struscia addosso a un innocuo Geronimo Stilton.

E poi c’è il battaglione degli anonimi, quelli non grandi, non piccoli, non belli, non brutti, quelli che si svilupperanno più avanti e passano quest’età in completa trasparenza.

Almeno gli altri combinano qualcosa per cui dire “sto vivendo”, ma questi invece scivolano via, sopravvivono. Vorrebbero far parte della bolgia, della giungla, della terra di nessuno. Vorrebbero picchiare, vorrebbero piacere, vorrebbero palpeggiare o essere palpeggiati. Lo vorrebbero persino disperatamente, ma questo non accade, il loro momento, nella vita, verrà più avanti. Ma, come succede a tutti coloro che hanno il pregio di saper aspettare, quel momento sarà bellissimo.