Una zona in balia perenne di degrado e microcriminalità. Ma il ritratto a tinte fosche del quartiere è «una narrazione unilaterale» che taglia fuori la ricchezza reale. Piccola ma potente la battaglia che Maria Antonietta Bergamasco, imprenditrice e residente, ha affidato a Facebook per raccontare Veronetta da un’altra prospettiva, quella del “bicchiere mezzo pieno”.

 

I 400 like e le oltre 200 condivisioni, in appena una manciata di ore, la dicono lunga sul suo post. Un testo che tira una riga sulle frettolose riduzioni della stampa locale. Vie degradate, zona problematica dove le donne in gravidanza non si arrischiano a portare il pancione: Maria Antonietta Bergamasco si dice stufa di questa sinossi approssimativa che dipinge una Veronetta a tinte fosche. Lontana, e anche parecchio, da quella che lei vive di giorno come imprenditrice con gli uffici della sua attività e pure la sera come residente.

Porta esempi, Maria Antonietta. Un lungo elenco di attività e di associazioni che abitano le vie tanto vilipese dalla cronaca e che tratteggiano un quartiere diverso. Scritto e riscritto dalle trame di un tessuto sociale ricco e per certi versi unico. Dal macellaio che offre le bibite ai clienti abituali a quella bottega di prodotti etnici che organizza la domiciliazione della spesa per le persone anziane per arrivare alle tante realtà che si reggono semplicemente con reti di mercato etico e di cittadinanza attiva. In via Venti Settembre, una delle strade più battibeccate- tutti i giovedì sera, i residenti, grazie anche ad una pagina Facebook –  Residenti in Via Venti Settembre – Verona – Social Street  – si trovano e condividono la cena: ciascuno porta qualcosa. «Questo non vuol dire cedere a facili riduzioni, o sintesi idilliache» mette in guardia Maria Antonietta, ma, al contrario, invita a chiedersi «qual è il punto di vista che vogliamo adottare».

 

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