arena di verona
Piazza Bra, anfiteatro arena.

«Il nuovo anno sarà molto complesso e forse ancor più difficile del precedente – esordisce Davide Gaeta, Professore di Agribusiness al Dipartimento di Economia Aziendale dell’Università di Verona e imprenditore vitivinicolo – sono state prese decisioni che ora scopriamo essere gravi errori, la principale quella di aver creato un orizzonte di incertezze  che per l’impresa è deleterio. Sottovalutato e poco trasparente – continua – il dibattito sul Recovery Fund nazionale, potenzialmente un Piano Marshall per l’economia Europea ma il  nostro Paese lo ha trasformato in un elenco di richieste di lobby del sistema, sganciato  dalle reali esigenze delle imprese. In generale, un’occasione persa ed una conferma del  pressappochismo che l’Europa ci rimprovera». 

«Non c’è chiarezza sul futuro, non c’è una visione! – si infervora Tiziano Meglioranzi, commerciante e Presidente Confederazione Esercenti di Verona – I negozi hanno applicato le regole, distanza, mascherine, gel, ma non è stato così ovunque. Bisogna avere  regole severe, ma soprattutto farle rispettare, vigilare, sanzionare se necessario, lascian do a tutti la libertà di esprimere un pensiero. Verona come altre, è una città sovradimensionata in certe tipologie di attività, tutto ruota attorno al Turismo, va’ rivisto l’equilibrio e  ripensare il commercio».

«Sarà un futuro dove ci sarà una socialità come mix tra presenza e digitale – Mi risponde Paolo Piubelli, Manager e Presidente di Lignum, distretto del mobile veronese – Dovremo però imparare ad usare il digitale in modo virtuoso e sarà una chiave per migliorare la  qualità della vita e del lavoro. Nel mondo dell’arredamento sopravvivranno solo le  aziende più creative, con una governance forte sui numeri, nel controllo di gestione, per rimanere su mercati sempre più competitivi». 

«Ci vorrebbe la sfera di cristallo – esordisce Vinicio Venturi, Ingegnere, Libero Professionista nel mondo della progettazione e del restauro – Troppe variabili e poche certezze. Viviamo una fase di trasformazione epocale della società con un’accelerazione di fenomeni come la digitalizzazione, la mobilità urbana, tutto ripensato in un sistema ibrido  dove ottimizzare tempo spazio e il fattore umano. Per noi progettisti la sfida sarà ripensa re gli spazi fisici, rivedere gli standard abitativi, e abbandonare la strada di una ricettività  turistica che svuoti i centri storici. Dovremo abituarci a convivere con le pandemie».

Mi rendo conto che manca una voce femminile, e del resto mantengo la proporzione che  di solito c’è in un dibattito, se e quando un parere femminile è richiesto, così coinvolgo Chiara Recchia, Imprenditrice agricola, vitivinicola e Presidente di Donne Impresa Coldiretti Verona. «Incertezza, tanta incertezza, un momento di ansia, ma anche di rinascita.  Un’impennata ha avuto il digitale, ma l’agricoltura, il legame con la terra è forte , la terra è  vita, e ci sarà sempre più richiesta di qualità. Sono ottimista». 

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