Hanno imbottigliato l’aria dell’amore, l’hanno avvolta con grafiche di soave modernità e l’hanno messa in vendita. «L’idea è nata un anno e mezzo fa, come uno scherzo e una provocazione per ripensare un po’ gli oggetti del marketing territoriale scaligero» confida Damiano Fermo, uno dei due ideatori. Il collega, in questo business amoroso, è Francesco Magagnino. Circa cinque euro il costo dell’insostenibile leggerezza del sentimento.

Non è il salvacondotto per amori non corrisposti e non garantisce neppure rinascite insperate a sentimenti appassiti, lo premettiamo. È più una licenziosa deroga agli stilemi classici del marketing territoriale nostrano. Tutto è iniziato «un po’ per lanciare una provocazione e un po’ banalmente per divertirsi» ammette Francesco. E ora sugli scaffali di CADO’ (via Stella 12) e del Museo Romeo & Juliet Immersive Experience ( via Oberdan 3) si possono trovare questi barattoli vuoti nella sostanza ma che, per occhi poetici, custodiscono l’essenza dei sospiri. Certo, per i più prosaici la risposta è immediata: dentro non c’è niente.  O, meglio, qualcosa c’è ma è «intangibile come l’amore».

Aria fritta? Non per forza. Negli anni Settanta, nelle stazioni svizzere, mettendo sottovuoto nostalgie, venivano vendute boccette con l‘aria du paese che puntualmente gli emigranti italiani compravano.

Si sceglie il mare, si salgono le montagne solo per respirare arie buone. Secondo i due ideatori, al netto dell’ironia, Verona potrebbe farsi eleggere, senza neppure grandi sforzi, meta di villeggiatura per tutte le anime occluse. E infatti «l‘Aria d’amore sta riscuotendo interesse negli alberghi e nei ristoranti: lo usano come omaggio ai clienti» spiega Damiano.

La scatola non si dovrebbe aprire. «Salvo in caso di necessità» perché gli effluvi emotivi non vanno dispersi nell’ambiente.

O, forse, sì.

 

Per informazioni: info@ariadamore.com