L'ingresso dell'ex ospedale psichiatrico

Nell’area del Policlinico, a Borgo Roma, l’ingresso dell’ex ospedale psichiatrico di San Giacomo e la chiesa dei Santi Jacopo e Lazzaro raccontano parte della storia della città. Testimonianze che l’associazione Un volto nuovo cerca di preservare dall’oblio.

Ancora oggi c’è chi porta dei fiori freschi e li fissa a una delle finestre dell’ingresso dell’ex ospedale psichiatrico di San Giacomo in Borgo Roma. Forse per ricordare che lì, in un tempo non troppo lontano, c’era la vita. Anche nella sua declinazione della sofferenza.

Lentamente la natura si sta riappropriando degli spazi, avvolgendo e occupando la struttura ormai fatiscente che si affaccia su piazza Caterino Stefani, vicino al Policlinico.  Fino agli anni Sessanta del secolo scorso, quello era il punto di passaggio dal quartiere alla cittadella dei “matti” che potevano sostare all’ombra degli alberi del parco, lavorare nelle botteghe del fabbro e del fornaio, accogliere non solo i familiari ma i residenti di Borgo Roma in uno scambio di relazioni che per i malati psichiatrici era parte della terapia.

È un luogo della memoria che l’associazione culturale Ctg Un volto nuovo vorrebbe recuperare e riqualificare, restituendo la palazzina alla città. «Sulla carta il progetto c’è. Prevede la realizzazione a Verona Sud di un Museo dedicato all’Art brut, l’arte spontanea irregolare che ebbe tra i suoi massimi esponenti l’artista di fama internazionale Carlo Zinelli, il cui talento fu scoperto finché era ricoverato al San Giacomo dall’allora giovane psichiatra Vittorino Andreoli», spiega Patrizio Mantovani, presidente dell’associazione.

A una manciata di passi, attraversando il giardino verde che era parte del manicomio, all’ombra del gigante Policlinico si trova un altro piccolo tesoro da salvare, che rappresenta una pietra miliare della nascita dell’ospedalità veronese: la chiesa dei Santi Jacopo e Lazzaro alla Tomba. Benedetta nel 1522, è ben più antica come istituzione e nella sua struttura porta ancora materiali recuperati dalla precedente chiesa quattrocentesca di Basso Acquar, abbattuta 500 anni fa in seguito alla spianà veneziana. «Con il suo ospedale, era parte dell’ente che in città sovrintendeva la sanità. Le opere scultoree in essa contenute, tra cui un Crocifisso trecentesco del Maestro di Santa Anastasia, sono state trasferite al Museo di Castelvecchio, mentre i dipinti si trovano ora nella sede amministrativa dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata, proprietaria dell’area», prosegue Mantovani.

 

L’edificio conserva comunque un fascino particolare. Altro obiettivo dell’associazione è renderlo nuovamente fruibile dal pubblico: «Una volta pulito al suo interno e rimossa la calce che nasconde gli affreschi presenti sulle pareti, potrebbe diventare una sede prestigiosa al servizio del Policlinico e dell’università, per esempio per la discussione delle tesi di laurea». In collaborazione con i volontari del Ctg, il Centro turistico giovanile, potrebbero essere promossi eventi espositivi e visite guidate. Tour che, da otto anni, l’associazione Un volto nuovo organizza per mantenere viva l’attenzione sull’area. «Sono strutture che hanno bisogno, quanto prima, di essere salvate dal degrado. In questo modo si potrebbero ritrovare degli spazi e rinsaldare quel legame con il territorio che esisteva in passato».

 

Un incontro, uno sguardo nuovo

Per riportare luce su questi luoghi dimenticati, venerdì 12 ottobre (alle 15.30) la sala convegni di palazzo della Gran Guardia ospita il convegno “La chiesa dei Santi Jacopo e Lazzaro alla Tomba e il suo ospedale”. È un’occasione per ripercorrere alcune tappe che hanno portato alla nascita dell’ospedalità a Verona nel Medioevo, riflettendo sulla possibile riqualificazione delle tracce che rimangono di questo passato a Borgo Roma, nell’area del Policlinico. L’evento è coordinato dall’associazione Un volto nuovo con il Dipartimento culture e civiltà dell’ateneo scaligero. Per informazioni: www.unvoltonuovo.it.

 

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