La geologa Grazia Signori esplora da anni il patrimonio litico, analizzandolo sia dal punto di vista scientifico che artistico. I percorsi che l’acqua, nei secoli, ha disegnato sulle rocce ci permettono, ad esempio, di capire l’evoluzione del nostro pianeta nell’arco di milioni di anni.

GRAZIA SIGNORI, CLASSE 1975, maturità classica, laurea in Petrologia Sperimentale alla facoltà di Scienze Geologiche di Milano e master al Ministero dell’Ambiente, è uno dei 41 EuroGeologi italiani. Ha un curriculum di tutto rispetto. Dal 2001 si occupa di pietre ornamentali: con progetti di ricerca al CNR e poi, dal 2005 al 2016, ha diretto il Laboratorio Prove del Centro Servizi Marmo di Volargne. Professore a contratto e cultore della materia all’università di Milano Bicocca e Cattolica, dal 2015 coordina il gruppo di lavoro normativo nazionale UNI per le pietre naturali ed è delegata per il Veneto dell’associazione Geologia e Turismo. Attualmente lavora alla Mapei S.p.A. di Milano – azienda leader a livello mondiale per i prodotti dell’edilizia – e si occupa dei sistemi per le pavimentazioni architettoniche in pietra. «Le pietre hanno sempre giocato un ruolo cardine nella mia vita», sostiene Grazia con grande solarità, precisando «da piccola nel cassetto dei segreti mettevo tutti i sassi belli che trovavo nelle passeggiate. Tanto che quando ai miei genitori ho detto “ho deciso di studiare geologia”, hanno risposto “lo immaginavamo”». Tuttora è appassionata di pietre, della loro natura e della complessità che interrogano tra aspetti storici, artistici, umani e sociali.

 

Quante storie ci raccontano le pietre?

Innumerevoli, direi infinite. Studiando le rocce, in loco o nei laboratori di ricerca, se ne scoprono di nuove tutti i giorni, grazie a tecnologie di indagine e di analisi sempre più raffinate.

 

Un esempio?

Oggi si scoprono resti fossili di dinosauri al ritmo di oltre 50 diverse nuove specie all’anno: una a settimana. Non è incredibile e affascinante? C’è di più. Le pietre ci raccontano chi siamo: i colori, le tessiture e l’architettura delle nostre città; il genio, la fatica e l’ispirazione di chi le ha trovate, scavate, lavorate, trasportate, installate nelle costruzioni e modellate in opere d’arte. Oltre ai metasignificati che esprimono: bellezza, eternità e status-symbol. Un intreccio di storia che mi piace chiamare «il potere evocativo delle pietre».

 

La provincia di Verona, in particolare la Valpantena, negli ultimi 60 anni, ha vissuto grazie alle rocce…

Del Distretto del Marmo di Verona, riconosciuto “di eccellenza mondiale” del settore delle pietre naturali, fa parte la Valpantena che lavora pietre provenienti da tutto il mondo. È l’eredità della tradizione secolare di coltivazione delle “georisorse” locali, quali i calcari rossi, rosati, gialli e bianchi: rocce sedimentarie formatesi tra Giurassico e Cretacico (150-65 milioni di anni fa), in un caldo oceano tropicale, la Tetide, dove nuotavano ammoniti, squali, tartarughe. La formazione delle Alpi l’ha “consumato”, conservandone però alcuni depositi. Per fortuna.

 

Testimonianze che ci vengono, per esempio anche dal Riparo Tagliente (a Stallavena), dove sono state trovate tracce di industrie litiche. Come continuare a valorizzare le nostre pietre? 

Preservando e tutelando un patrimonio che, seppur giunto fino a noi, è molto fragile. Fondamentale è anche il ruolo della divulgazione per diffondere la storia e il valore anche ai non specialisti. L’associazione Italiana di Geologia e Turismo, ad esempio, cerca di far conoscere al pubblico il valore e il contributo quotidiano che ricoprono la geologia e le pietre nella vita di ciascuno di noi.

 

Come esportare, assieme alle pietre, questi punti di forza?  

La pietra naturale è un prodotto unico e racconta un intreccio di storia che va comunicato. Come? Attraverso le aziende lapidee che devono garantire all’utilizzatore pietra selezionata, lavorata e installata in opera correttamente e secondo il migliore know-how disponibile. Altrimenti i valori impliciti della pietra – eternità, bellezza e status-symbol – vengono meno, a vantaggio dei prodotti artificiali concorrenti.