In un appassionato incontro su tecnologie e comunicazione digitale, ospite dell’Università di Verona, Ferruccio de Bortoli, già direttore di Corriere della Sera e Il Sole 24 Ore, ci ha raccontato la sua a proposito della situazione attuale.

Destreggiarsi tra il dedalo di relazioni digitali che compongono la nostra realtà può essere complicato. E spaventoso. E come la mettiamo con l’evoluzione straordinaria che Internet ha concesso ai nostri comportamenti? Come cambiamo noi, cittadini della rete, come cambiano i nostri atteggiamenti e le nostre espressioni quando siamo immersi nella ragnatela di informazioni che Internet ci ha donato?

A queste domande in pochi sanno rispondere adeguatamente e sicuramente Ferruccio de Bortoli è tra questi. Il giornalista, un tempo direttore di Corriere della Sera e Sole 24 Ore, ora presidente di Longanesi e di Vidas, ne ha parlato, lo scorso 2 novembre, al Polo Zanotto dell’Università di Verona, durante l’incontro “La comunicazione nel mondo globalizzato: i giornali, la rete e i media nella formazione della pubblica opinione”.

La conferenza, a cui hanno partecipato in moltissimi tra studenti e docenti dell’università ma non solo, è stata coordinata da Franco Fummi, direttore del dipartimento di Informatica dell’ateneo veronese. Durante il dialogo con gli altri relatori della conferenza, de Bortoli ha spiegato la sua in tema di comunicazione e rete, i rischi associati a internet e quel vasto mondo composto dai social network.

«E’ necessario che i lettori riconoscano che la rete quasi mai fornisce una rappresentazione reale dell’opinione pubblica» ha spiegato de Bortoli «ma che essa la plasma, edulcorandone alcuni aspetti e nascondendone altri. La rete facilita il contatto tra le persone e rende le cose in modo semplicistico, spesso tralasciando elementi fondamentali per avere una visione completa della realtà». A conclusione del suo intervento de Bortoli ha sottolineato l’importanza di investire sul futuro rappresentato dai nuovi media, ricordando che «le tecnologie vanno governate, non subite».

Durante lo scambio di domande e risposte con il pubblico il giornalista ha poi affrontato il tema dei pregi e difetti del giornalismo italiano. Il giornalismo in Italia è davvero libero?

De Bortoli ci spiega che, forse, potrebbe essere più libero di così: quello del giornalista è un lavoro bellissimo ma «in questo paese è percepito come un male necessario. C’è sempre una certa riluttanza nel dare informazioni, soprattutto su certe realtà politiche». L’augurio è che anche in Italia le domande scomode dei giornalisti diventino sempre più la norma e sempre meno un fastidio da debellare.

Anche perché, ci ricorda: «Un’opinione pubblica libera, corretta e onesta è quella che ci permette di votare con la testa, e non più con la pancia»