Foto dal sito termedigiunone.it

In origine si chiamava Masera. Era una fonte e il suo nome derivava da “macera” visto che le sue acque venivano utilizzate per la lavorazione del lino. Operazioni queste che poi furono vietate in quanto inquinavano le preziose acque delle risorgive che sin dai tempi dei romani – che infatti le chiamavano “acque della bellezza” – venivano utilizzate per alimentare lo stabilimento dedicato a Giunone: le terme di Caldiero.

In passato, e più precisamente nel Medioevo, la frequentazione delle Terme era ritenuta disdicevole dalla Chiesa, ancora memore, forse, di quei romani che vi passavano il loro buon tempo e che alle volte venivano sorpresi in atteggiamenti equivoci. Nonostante questo velato divieto, le acque della Brentella che sgorgano attraverso alcune polle a 27 C° continuarono ad attirare un pubblico entusiasta. Figurarsi dopo la prima analisi scientifica (datata 1567) che le definì curative. Venne pubblicata dal frate camaldolese Ventura Minardo d’Este; con buona pace per la Chiesa.

Nel corso dei secoli si sono succedute diverse opere di sistemazione di questo luogo che segna, tra i primi, la testimonianza che anche in tempi passati salute e benessere erano considerate (purtroppo solo per alcuni) un tratto importante della vita che meritava d’essere vissuta. La notorietà delle Terme esplose definitivamente nel 1524 ossia quando vennero frequentate dal Marchese Federico Gonzaga; era un nobile che sfoggiava un gran numero di “follower”, i quali a quel punto ritennero Caldiero un luogo esclusivo e degno di essere frequentato.

Quelle delle Terme di Caldiero, insomma, è una storia che fonda le sue radici nel lontano passato. Ancora oggi però, grazie alle sue acque miracolose, restano un luogo importante per la salute e il benessere di tutti i veronesi (e non solo).

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