giazza

Case arrampicate una sull’altra come alla ricerca del sole. Una piazza, una chiesa, il limitare dei boschi sui quali s’affacciano i caprioli e un torrente che taglia in due un paese dove si parla una lingua antica e si cuoce sul carbone di propria produzione. Una perla nel Parco Naturale della Lessinia: Giazza, Ljetzan in cimbro.

Un paese incastonato ai piedi del Carega, ultimo baluardo di quella popolazione germanica che scese intorno al XI secolo dalle valli vicentine per far pascolare i propri ovini e per commerciare la lana richiesta a gran voce dai mercanti veronesi. I Cimbri erano inoltre degli abili boscaioli e proprio a questa attività si collega il nome che oggi tutti noi conosciamo: tzimber, in tedesco medioevale,significa boscaiolo.

Non è solo a Giazza che troviamo le tracce di questo antico popolo: nei Tredici Comuni della Lessinia, possiamo trovare alcune località che molti veronesi (e non solo) conoscono. Nomi cimbri, come Lausen, Covel, Kuneck, Jegher, Grietz. È a Giazza però che si trova il Museo dei Cimbri e proprio qui sopravvive la lingua parlata tra le mure della propria Haus da  qualche anziano del paese.

Sarà che Giazza fu nei secoli passati un rifugio per contrabbandieri che trafficavano con Austria e Trentino, saranno le leggende che narrano di grotte popolate da esseri fantastici come fade, anguane e orchi burlevoli oppure saranno gli innumerevoli sentieri che salgono verso le montagne: è l’insieme che rende meraviglioso questo luogo della provincia veronese.

Segnatevi una data: 23 giugno. In occasione del Solstizio d’Estate a Ljetzan, dai tempi più antichi, si festeggia il Fuoco e attorno a questo si canta e si danza. Una notte di prodigi, in cui si scacciano le Tenebre e in cui anche le acque del torrente trovano voci e parole cristalline per scacciare il Male.

La Chiesa di Giazza
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